2017

AIM Sicilia – “Serve un riassetto complessivo del Ssr, non solo ospedaliero, è venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini”.

  Sono anni, ormai troppi, che in prossimità dell’approvazione in sede politica della proposta di riordino della rete ospedaliera, in Sicilia va in scena il solito copione: i territori insorgono, i politici si ergono a difensori delle loro istanze, la proposta viene emendata ed il piano non passa il vaglio del Ministero della Salute.  La politica regionale continua ad incorrere nell’errore concettuale di concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera, senza aver prima definito e presentato alla popolazione un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario regionale, che dovrebbe essere tarato sul bisogno di salute misurato con indicatori epidemiologici e sulla valorizzazione delle dotazioni e delle competenze esistenti. Il combinato disposto del persistere di un assetto ospedalo-centrico e delle gravi carenze esistenti nel contesto delle cure primarie continuerà a far registrare un sovraccarico della spesa sanitaria ed un abbassamento della qualità e della appropriatezza delle cure. È a rischio la sostenibilità del servizio sanitario regionale, come dimostra la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017 che ha evidenziato come in Sicilia l’incidenza della spesa sanitaria è stata pari al 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione. È venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini, superando le vecchie logiche ed adottando politiche di sistema, o la politica siciliana tutta, dopo il recente dissesto del Comune di Catania, si renderà responsabile del default della sanità siciliana e, con essa, della Regione.

<<Sono anni, ormai troppi, che, in prossimità dell’approvazione in sede politica della proposta di riordino della rete ospedaliera, in Sicilia va in scena il solito copione: i territori insorgono, i politici si ergono a difensori delle loro istanze, la proposta viene emendata ed il piano non passa il vaglio del Ministero della Salute.>> – l’Associazione Italiana Medici (AIM) – Sicilianon fa sconti alla politica regionale, impegnata nella commissione tematica dell’Assemblea Regionale Siciliana nella revisione ed approvazione del documento di riordino proposto dalla Giunta Regionale. <<Al netto di alcuni preoccupanti disallineamenti tra l’offerta assistenziale ospedaliera ed il bisogno di salute espresso dalla popolazione, frutto più di alchimie politiche che logiche programmatorie, diamo atto all’attuale Governo regionale di aver esitato una proposta di riordino più credibile rispetto alla rete ospedaliera dei sogni, esitata dalla precedente compagine governativa ed avallata dai vertici protempore del Ministero della Salute in prossimità di scadenze elettorali regionali e nazionali. Ma non basta!>> – incalza l’AIM-Sicilia– <<La politica regionale continua ad incorrere nell’errore concettuale di concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera, senza aver prima definito, e presentato alla popolazione, un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario regionale, che dovrebbe essere tarato sul bisogno di salute espresso dalla popolazione e misurato con indicatori epidemiologici, fatta salva la necessaria valorizzazione delle dotazioni e delle competenze esistenti. Il combinato disposto del persistere di un assetto ospedalo-centrico e delle gravi carenze esistenti nel contesto delle cure primarie continuerà a far registrare un sovraccarico della spesa sanitaria ed un abbassamento della qualità e della appropriatezza delle cure.>>

Già in passato, l’AIM-Siciliaha definito vuoto di significato qualsivoglia progetto di rete ospedaliera, che non si inserisca in un disegno di revisione complessiva della sanità regionale, fondato su un sistema integrato delle cure e su un serio piano di sviluppo delle cure primarie, tale da assorbire nel territorio il crescente bisogno delle cronicità ascrivibile all’invecchiamento della popolazione.

<<Sin quanto continueranno a prevalere le logiche dell’interesse di parte e la politica sarà ispirata più dalla rincorsa del consenso che dalle scelte di sistema, la sostenibilità del servizio sanitario regionale sarà a serio rischio, come dimostra la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017, che ha evidenziato come in Sicilia l’incidenza della spesa sanitaria è stata pari al 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione. È venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini. In assenza di un netta inversione di tendenza, la politica siciliana tutta, dopo il recente dissesto del Comune di Catania, si renderà responsabile del default della sanità siciliana e, con essa, della Regione.>> – concludel’AIM-Sicilia.

“AIM Sicilia: basta con atti di violenza! Occorrono interventi concreti e di sistema o sarà inevitabile il collasso della sanità siciliana”

Solidarietà al medico oggetto dell’ennesima aggressione nel territorio siciliano. Nessun atto di violenza è giustificabile, meno che mai quelli sugli operatori sanitari nei luoghi di cura. Bisogna avere l’onestà intellettuale di risalire alle radici profonde di questo fenomeno, che sono certamente sociologiche e culturali, ma anche ascrivibili ai gravi e colpevoli ritardi in Sicilia nell’evoluzione dell’organizzazione delle cure primarie ed al conseguente sovraccarico dei Pronto Soccorso. Occorrono interventi concreti e non annunci e passerelle politiche. Illusorio concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera in assenza di un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario ragionale.

All’indomani dell’ennesimo atto di violenza perpetrato nelle strutture sanitarie siciliane ai danni dei medici e degli operatori siciliani, l’Associazione Italiana Medici (AIM) interviene nuovamente nel dibattito pubblico. Esprimiamo la nostra solidarietà al medico oggetto del tenetativo di aggressione presso il Presidio Vittorio Emanuele di Catania. Non si arrestano gli atti di violenza ingiustificata perpetrata ai danni degli operatori sanitari impegnati nell’assolvimento del loro dovere nei Pronto Soccorso, nei reparti e nelle guardie mediche del territorio regionale. Premesso che nessun atto di violenza è giustificabile, meno che mai nei luoghi preposti alle cure dei pazienti e dei cittadini, bisogna avere l’onestà intellettuale di risalire alle radici profonde di questo fenomeno. Alla base vi sono certamente fattori sociologici e culturali, ma è innegabile come, almeno in parte, tale fenomeno deprecabile sia anche ascrivibile ai gravi e colpevoli ritardi nell’evoluzione dell’organizzazione delle cure primarie ed al conseguente sovraccarico dei Pronto Soccorso, nonché al persistere di liste di attesa con tempi inaccettabili, che esasperano i cittadini. Per di più, si continua a mantenere in vita presidi di continuità assistenziale, sovente, inefficienti poiché sottoutilizzati ovvero non adeguatamente dotati degli strumenti necessari per consentire ai medici di lavorare in sicurezza ed in maniera appropriata. Registriamo come, purtroppo, le logiche dell’interesse di parte continuino ad esercitare il proprio influsso sulla politica, ispirata più dalla rincorsa del consenso che dal dare risposte appropriate al bisogno di salute dei cittadini. Dispiace, altresì, aver registrato come, a fronte di criticità note e persistenti, nel recente passato ci si sia abbandonati a passerelle politiche ed a sterili annunci, prima ancora che venissero messi in campo interventi concreti.

E’ necessario tracciare una discontinuità culturale per superare la sanità ospedalo-centrica, ancora troppo radicata in Sicilia, e tendere verso una indispensabile implementazione di un sistema integrato delle cure, che trova il suo fondamento nel potenziamento delle cure primarie. La sfida della sostenibilità del servizio sanitario regionale sta per essere perduta dalla Regione, con grave danno per i cittadini e gli operatori siciliani. Sia da monito, in tal senso, il giudizio della Corte dei Conti, che nella relazione sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017 ci ricorda come  in Sicilia “l’elevata incidenza della spesa sanitaria è stata di 12 miliardi e 474 milioni di euro, cioè il 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione”. In quest’ottica, appare sempre più vuoto di significato il progetto di rete ospedaliera, recentemente approvato dalla Giunta Regionale su proposta dell’Assessorato regionale alla Salute. È lecito chiedersi come sarà possibile, nel prossimo futuro, in assenza della strutturazione di una rete assistenziale integrata che assorba nel territorio il crescente bisogno delle cronicità, contenere l’impatto della spesa sanitaria sul bilancio regionale. Per affrontare la sfida della sostenibilità, garantendo risposte adeguate al bisogno di salute espresso da una popolazione, non basta uno sterile ed illusorio esercizio di applicazione dei parametri contenuti in un decreto ministeriale per disegnare una rete ospedaliera, ma bisogna partire dal dato epidemiologico e da un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario ragionale, a partire dalle cure primarie. Solo in questo modo sarà possibile dare risposte ai cittadini e dare segnali concreti a tutti gli operatori della sanità siciliana.

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Italiana Medici (AIM) esprime solidarietà incondizionata al socio fondatore, Dr Gianluca Albanese, consigliere dimissionario al Consiglio Direttivo OMCeO provinciale di Catania. Rivolgiamo un appello al Governo ed al Parlamento affinchè si metta mano ad una vera riforma dell’Istituzione Ordinistica. 

L’Associazione Italiana Medici (AIM) esprime solidarietà incondizionata al socio fondatore, Dr Gianluca Albanese, consigliere dimissionario dal Consiglio Direttivo OMCeO provinciale di Catania. <<Non entriamo nel merito delle vicende di un singolo Ordine, ma le motivazioni alla base delle dimissioni del collega Albanese travalicano la dimensione locale e impongono una seria riflessione, all’interno ed all’esterno della Professione medica, circa vision, mission e governance dell’Istituzione Ordinistica.>> – dichiara l’AIM- <<Occorre, altresì, definire in maniera chiara ed inequivocabile le responsabilità e gli ambiti operativi degli OMCeO, anche nell’ottica di una semplificazione complessiva del sistema e della necessità di provvedere alla validazione e rivalidazione delle competenze dei professionisti.>>
Come evidenziato dal Dr Albanese, gli Ordini dei Medici Italiani (OMCeO) hanno dimostrato incapacità di autoriformarsi, subendo prima un tentativo di imposizione da parte della politica di una riforma delle leggi che disciplinavano gli OMCeO, salvo poi “scendere a patti” con la politica, col risultato dell’adozione di una riforma di stampo gattopardesco attraverso l’approvazione del Disegno di Legge Lorenzin. E mentre si è, ancora, in attesa di quei decreti attuativi della “non riforma” degli Ordini dei Medici che renderebbero operative le poche ed insufficienti innovazioni introdotte sulla carta, è passato del tutto inosservato uno degli aspetti immediatamente operativo del predetto DDL: il mandato dei consigli direttivi OMCeO, poco prima rinnovati con il vecchio orizzonte temporale triennale, è stato esteso a quattro anni. Inoltre, esiste il rischio di una proliferazione di entità terze, quali fondazioni e consorzi esterni con finalità commerciali, gemmate dagli Ordini dei medici, a fronte della trasformazione degli OMCeO da enti ausiliari a sussidiari dello Stato. La creazione di sistemi a “scatole chiuse” sottrae trasparenza al sistema e limita le possibilità di controllo da parte degli iscritti.
Un altro fronte aperto è quello relativo alla governance della Fondazione ENPAM, ente previdenziale di riferimento per i medici e gli odontoiatri italiani: essa viene definita sulla base di un sistema elettorale maggioritario spinto, che ha tolto voce e mortificato le minoranze, ree di avere chiesto maggiore trasparenza e meccanismi di garanzia a tutela dei contributi previdenziali versati dai medici.
<<Rivolgiamo un appello al Governo ed al Parlamento affinchè si metta mano ad una vera riforma dell’Istituzione Ordinistica, anche guardando a modelli ed esperienze adottati delle altre nazioni, previo coinvolgimento di tutti i portatori di interesse e non solo degli “addetti ai lavori”, al fine di dare agli iscritti garanzie di trasparenza e di indipendenza degli Ordini da ogni interesse esterno alla Professione medica e, quindi, da possibili condizionamenti di carattere politico, economico e sindacale.>> – conclude l’AIM.

COMUNICATO STAMPA

Associazione Italiana Medici (AIM)

I fatti di cronaca relativi alla sanità lucana confermano, laddove ve ne fosse bisogno, l’eccesso di pervasività della politica nella gestione della sanità e, in particolare, nelle procedure selettive per le assunzioni del personale nella sanità pubblica. Al di là delle gravi distorsioni del sistema, sulle quali siamo certi che la Magistratura farà il suo corso per accertare le eventuali responsabilità, da tempo lamentiamo l’ipocrisia che sta alla base dell’attuale sistema di selezione della dirigenza medica del Servizio Sanitario Nazionale, che, così come strutturato, conferisce ampi margini di discrezionalità alle commissioni di concorso e che non prevede modalità alcuna di valorizzazione delle competenze in possesso dei candidati. L’Associazione Italiana Medici (AIM) ha predisposto una proposta innovativa finalizzata a modificare le attuali modalità di selezione, fondata su criteri di valutazione oggettivi e meritocratici, ivi includendo le competenze certificate, e tale da conferire  trasparenza al sistema. Il nostro SSN ha bisogno dei medici migliori e più motivati, che siano selezionati in modo da operare nel contesto appropriato ed in base alla Ci rendiamo disponibili a collaborare con tutti quei Parlamentari che volessero recepirla per esitare una proposta di legge che, per quanto ci riguarda, riveste carattere di priorità per il rilancio del sistema salute, laddove molte Aziende Sanitarie di diverse Regioni, in particolare quelle che sono state assoggettate ai Piani di Rientro ed al blocco del turn over, sono prossime a varare concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli del SSN.