Sanità Siciliana, storia de “l’Isola che non c’è”

Una storia in “salsa sicula”: dopo due anni di annunci e di ritardi, l’Assessore regionale alla Salute da il via alle prime stabilizzazioni in sanità, ma a distanza di una settimana si ricorda che prima di assumere i già vincitori ed idonei in graduatorie di concorsi a tempo indeterminato è necessario procedere al riassorbimento dei ruoli in esubero rispetto alla nuova rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze. In questa settimana “ferragostana”, in pieno clima preelettorale, ancora una volta i lavoratori della Sanità vedono calpestata la propria dignità da una macchina amministrativa inefficiente.

La cronaca dello sblocco delle assunzioni in sanità ci rende conto di una grande  incompiuta: la mancata ricollocazione del personale rispetto alle nuove piante organiche aziendali approvate a seguito del varo della tanto decantata nuova rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze.

Fatto davvero anomalo e singolare se consideriamo che, un’ amministrazione prima di poter dare il via allo sblocco delle assunzioni, è tenuta prima ad assorbire le eccedenze (cioè quelle figure professionali, oggi in forza alle aziende, che non trovano posto nelle nuove piante organiche). Ed, invece, in una storia in “salsa sicula”, l’Assessorato regionale alla Salute prima dà il via e, a distanza di circa una settimana, emana alle Aziende Sanitarie una circolare con la quale ricorda che non si può procedere alle assunzioni dei dirigenti medici di tutte le specialità, se non dopo (ancora non è dovuto sapere fino a quando) aver proceduto prima al riassorbimento degli esuberi su base aziendale, provinciale ovvero, in ultimo, regionale. Certamente, è singolare che tutti e 76 gli esuberi tra medici e professionisti sanitari insistano nella Provincia di Messina ed a tal proposito è lecito chiedersi se questi siano ascrivibili a non adeguate politiche aziendali ovvero a determinazioni poco oculate assunte dall’Assessorato in sede di rimodulazione della rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze. È, comunque, verosimile che vi sia stato un combinato disposto delle due fattispecie.

Accade, quindi, che numerosi medici “precari storici”, dopo fino a 15 anni di precariato, si trovino nella situazione surreale di vedere realizzati i loro sogni di stabilizzazione, da una parte, a fronte della firma di un contratto a tempo indeterminato, ma restano in attesa di capire se il loro travaglio si sia esaurito e, dall’altra, altri medici che hanno ricevuto i telegrammi di convocazione, ripiombano nel limbo dell’incertezza sul loro futuro, in attesa che venga fatta chiarezza su tempi e modi di riassorbimento degli esuberi. L’Isola che non c’è, ma che dovrebbe essere una delle regioni più belle del mondo, continua ad essere mortificata dall’assoluta approssimazione nella gestione della cosa pubblica, anche in sanità, laddove si dovrebbe tutelare la salute dei propri cittadini, nonchè la dignità degli operatori “precari” che garantiscono con la loro dedizione l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

Il minimo che è lecito attendersi è che l’Assessore si faccia immediatamente carico, di concerto con tutti i vertici aziendali, in testa quelli della provincia di Messina, dell’immediata apertura di un tavolo tecnico al fine di porre rimedio all’increscioso pasticcio commesso in modo che, una volta assorbite le eccedenze, si possa ricominciare ad assumere senza temere che l’intera procedura possa essere impugnata per inosservanza delle normative vigenti.

Cosa non meno prioritaria, bisogna da subito cominciare a guardare ai nuovi concorsi che permetteranno di sopperire alle gravi carenze che, a tutt’oggi, permangono e che rendono ancora affannosa la sostenibilità del servizio sanitario regionale, sorretto da precari in attesa di giusto riconoscimento. Ciò a dispetto di una ormai dimenticata nota comunitaria che parlava di orari di lavoro e “riposi compensativi” che forse, oggi, non fa più “audience” quanto le “promesse” di assunzione.

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