Esiti audizione delegazione AIM presso il Ministero Salute in tema di fabbisogno di personale medico, formazione post-lauream ed accesso ai ruoli del SSN

<<L’audizione presso il Ministero della Salute ha consentito di avviare un confronto proficuo in tema di definizione del fabbisogno di risorse umane in sanità e di rivisitazione del sistema formativo e di accesso dei medici ai ruoli del SSN.>> – dichiara l’Associazione Italiana Medici (A.I.M.) – <<Abbiamo registrato l’interesse del Ministero per le nostre proposte “storiche” volte a superare le principali lacune e criticità dell’attuale sistema di definizione dei fabbisogni di medici. Abbiamo anche avanzato alcune proposte per riassorbire l’imbuto formativo e per favorire l’accesso dei giovani alla formazione post-lauream.>> – dichiara l’A.I.M.– <<Inoltre, dati alla mano, abbiamo dimostrato che non è in atto una carenza generalizzata di medici. Bensì, a seguito degli errori di programmazione commessi in passato, vi sarebbe un esubero di alcune tipologie di specialisti, che non trovano sbocchi in un servizio sanitario in evoluzione rispetto agli ultimi lustri (e che andrebbero riconfigurati rendendo meno ingessato il sistema formativo post-lauream), accompagnato da una non adeguata dotazione prospettica di medici (su tutti di medici di medicina generale) nel contesto delle cure primarie, che andrebbero progressivamente potenziate per rispondere ai mutati bisogni di salute. A ciò si aggiunga una carenza di taluni profili specialistici in alcuni ambiti dell’assistenza ospedaliera e territoriale, oltre che nel settore strategico delle emergenze-urgenze, con concorsi che vanno deserti poiché i contesti assistenziali più usuranti e/o localizzati in “periferia” non sono “attrattivi”. Abbiamo, altresì, sottolineato come la situazione sia variabile da una Regione all’altra, in funzione dei differenti assetti organizzativi, ma anche degli effetti dei Piani di rientro, piuttosto che dei ritardi nella definizione dell’iter di riorganizzazione delle reti assistenziali, ovvero in ragione della significativa presenza, in taluni contesti regionali, del privato, accreditato e non, che esercita una maggiore attrattività nei confronti di alcuni profili specialistici, al netto dell’esercizio della libera professione che per talune specialità offre opportunità non secondarie.>> – continua l’A.I.M.– <<Per quanto concerne, invece, una ipotesi di rivisitazione del sistema formativo del medico, abbiamo sottolineato come questa debba essere ispirata dall’obiettivo primario di garantire adeguati standard qualitativi di formazione e non dalle esigenze delle Regioni di colmare le lacune del sistema ricorrendo all’utilizzo di giovani professionalità a basso costo.>>– continua l’A.I.M.–  <<Se davvero vi è la volontà politica di adottare l’ennesima riforma, allora si parta dalla formazione pre-lauream, allargando le reti formative dei corsi di laurea in medicina a tutte le articolazioni dell’assistenza, ivi includendo le cure primarie, le emergenze-urgenze e la riabilitazione: chi si laurea in medicina e chirurgia non può avere quale principale aspettativa, se non unica, quella di fare lo specialista ospedaliero, meno che mai in setting ad elevata complessità. Qualsivoglia riforma, inoltre, non può continuare a mancare una profonda revisione della formazione specifica di medicina generale, ambito formativo nel quale l’Italia rappresenta la cenerentola d’Europa. Né va interrotto il percorso di accreditamento dei corsi di specializzazione, che ha già dato dei risultati importanti, ma tale sistema va perfezionato e potenziato. A tal proposito, se da una parte sono state istituzionalizzate le reti formative integrate, includendovi più di 9000 strutture del SSN, tra unità operative e servizi, dall’altra occorre garantire una adeguata rotazione degli specializzandi all’interno delle reti formative e mettere gli Osservatori Regionali nelle condizioni di esercitare il loro ruolo di monitoraggio continuo di standard, requisiti e performance.>>

In ultimo, a riguardo dell’ipotesi di “assunzione” nel SSN degli specializzandi iscritti all’ultimo anno di corso, l’A.I.M. non nasconde perplessità: <<Ci è stata prospettata come soluzione “tampone” e “temporanea”, limitatamente ad alcune specialità carenti, ma abbiamo chiesto in ogni caso rassicurazioni che questi ruoli a tempo determinato non intacchino le piante organiche ovvero non interferiscano con le stabilizzazioni e non sottraggano spazi agli specialisti già formati che, da anni, operano in condizioni di precariato.>> Su questo specifico punto l’A.I.M. si riserva di leggere nero su bianco le reali intenzioni del Ministero<<In ogni caso, abbiamo sottolineato come sia indispensabile predisporre incentivi a favore dei ruoli operanti nei contesti assistenziali più impegnativi ed usuranti, rendendo il sistema più versatile e premiante la produttività. Infine, abbiamo chiesto che l’intero percorso professionale dei medici italiani, dalla formazione all’accesso all’esercizio della professione ed alla progressione di carriera nel SSN, sia scandito dalla valorizzazione delle competenze e del merito, al pari di quanto avviene, già da tempo, in altri sistemi moderni.>>

L’A.I.M., infine, auspica che <<il tavolo di confronto, in futuro, possa essere allargato a tutti gli attori istituzionali, ivi incluse le Regioni, il MIUR e le Università, poiché siamo di fronte a tematiche complesse ed a sfide assai impegnative, che richiedono il contributo di tutti i portatori di interesse.>>

La sede del Ministero della Salute all’Eur, Roma
The Ministry of Health

Fabbisogno di personale del Servizio Sanitario Nazionale: bene la richiesta di dati avanzata dal Ministero della Salute alle Regioni. Ma occorre uno sforzo ulteriore

Fabbisogno di personale del Servizio Sanitario Nazionale: bene la richiesta di dati  avanzata dal Ministero della Salute alle Regioni. Ma occorre uno sforzo ulteriore per fornire al decisore ulteriori elementi di analisi utili ad effettuare una adeguata programmazione e pianificazione.

 

L’Associazione Italiana Medici (AIM) esprime apprezzamento per la richiesta urgente, avanzata dal Ministro della Salute alle Regioni,di produrre “dati e parametri aggiornati sul personale sanitario, per la definizione delle contromisure utili a contrastare la carenza di medici specialisti.

<<Questa iniziativa rappresenta un concreto segnale di interessamento da parte del Ministro della Salute nei confronti dell’annoso problema del fabbisogno di professionisti medici>> – dichiara l’AIM– <<Tuttavia, al fine di avere un quadro quanto più esaustivo del contingente quantitativo e qualitativo di medici, nonché di comprendere e governare la complessità del capitolo delle risorse umane in sanità, con le relative differenze su base territoriale, occorre andare oltre il patrimonio informativo nelle disponibilità delle Regioni.>> Le Regioni, infatti, sono state invitate a “fornire entro i primi giorni di settembre le cifre relative alla copertura degli organici dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri, specificando altresì il numero e la tipologia di specialisti carenti e il numero di medici che, pur non avendo avuto accesso alla specializzazione, oggi garantisce di fatto e per necessità operativa l’erogazione delle prestazioni nel SSN”. <<I dati che potranno fornire le Regioni andranno analizzati anche in funzione della riorganizzazione delle reti assistenziali ed alcune Regioni scontano ancora delle importanti lacune e dei ritardi, con particolare riferimento all’ambito delle cure primarie e non solo.>> – continua l’AIM–  <<Inoltre, ci sono Regioni nelle quali, a seguito degli effetti dei Piani di rientro, insistono ancora sacche di “precariato” che va assorbito, mentre ci sono altre Regioni in cui la sanità privata è particolarmente sviluppata. Pertanto, siamo convinti che la attuale carenza di medici possa essere riferibile ad alcuni contesti regionali e che essa possa essere riconducile ad alcuni profili specialistici. La situazione, tuttavia, potrebbe divenire più critica con la fuoriuscita dal sistema, nei prossimi anni, delle attuali coorti dei medici over 55, ivi inclusi i medici di medicina generale. Ma ogni ragionamento va fatto a partire da dati quanto più esaustivi sulla forza lavoro in sanità.>> – incalza l’AIM. <<Per ottenere un quadro aggiornato sui profili di medici in attività nel nostro Paese sarebbe necessario, pertanto, avere accesso anche alle banche dati della FNOMCeO, del COGEAPS e delle Casse previdenziali (ENPAM, INPS), oltre che ad altri flussi informativi istituzionali nelle disponibilità dei Ministeri.>>  Ma neanche questo sarebbe sufficiente, rilancia l’AIM: <<Il sistema salute non può essere più concepito seguendo la logica della suddivisione in comparti e settori, come avveniva in passato! Pertanto, sarebbe di straordinaria importanza integrare i flussi informativi relativi alle risorse umane in sanità all’interno di un unico sistema di data warehouse, al fine di disporre in maniera continuativa di informazioni aggiornate sulle differenti coorti di medici e di professionisti sanitari, operanti tanto nel pubblico quanto nel privato, nonché per riconfigurare le professionalità in eccesso in altri profili invece carenti nel Servizio Sanitario Nazionale.>> Infatti, secondo l’AIM: <<i mutevoli scenari epidemiologici e l’inarrestabile progresso scientifico e tecnologico in sanità impongono la sfida dell’adozione di nuovi modelli organizzativi e, pertanto, richiedono l’utilizzo di strumenti che consentano di prevedere i futuri scenari assistenziali e, quindi, di stimare le dotazioni di personale, tenendo conto anche del task shifting, al fine di fornire elementi indispensabili per mettere il decisore nelle condizioni di effettuare una adeguata programmazione e pianificazione dei fabbisogni di professionalità>>. Queste sono state le premesse che hanno portato i Paesi dell’Unione Europea, Italia inclusa, a sviluppare la Joint Action Health Workforce Planning and Forecasting, esperienza che ha consentito di condividere e sistematizzare le buone pratiche, nonché di sviluppare indicatori e metodologie previsionali, per la definizione del fabbisogno di risorse umane in sanità. Per l’AIM: <<è venuto il momento che l’Italia valorizzi a pieno questi strumenti, anche nell’ottica di poter cominciare a censire, documentare e validare le competenze dei medici e delle altre figure sanitarie.>>

AIM Sicilia – “Serve un riassetto complessivo del Ssr, non solo ospedaliero, è venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini”.

  Sono anni, ormai troppi, che in prossimità dell’approvazione in sede politica della proposta di riordino della rete ospedaliera, in Sicilia va in scena il solito copione: i territori insorgono, i politici si ergono a difensori delle loro istanze, la proposta viene emendata ed il piano non passa il vaglio del Ministero della Salute.  La politica regionale continua ad incorrere nell’errore concettuale di concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera, senza aver prima definito e presentato alla popolazione un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario regionale, che dovrebbe essere tarato sul bisogno di salute misurato con indicatori epidemiologici e sulla valorizzazione delle dotazioni e delle competenze esistenti. Il combinato disposto del persistere di un assetto ospedalo-centrico e delle gravi carenze esistenti nel contesto delle cure primarie continuerà a far registrare un sovraccarico della spesa sanitaria ed un abbassamento della qualità e della appropriatezza delle cure. È a rischio la sostenibilità del servizio sanitario regionale, come dimostra la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017 che ha evidenziato come in Sicilia l’incidenza della spesa sanitaria è stata pari al 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione. È venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini, superando le vecchie logiche ed adottando politiche di sistema, o la politica siciliana tutta, dopo il recente dissesto del Comune di Catania, si renderà responsabile del default della sanità siciliana e, con essa, della Regione.

<<Sono anni, ormai troppi, che, in prossimità dell’approvazione in sede politica della proposta di riordino della rete ospedaliera, in Sicilia va in scena il solito copione: i territori insorgono, i politici si ergono a difensori delle loro istanze, la proposta viene emendata ed il piano non passa il vaglio del Ministero della Salute.>> – l’Associazione Italiana Medici (AIM) – Sicilianon fa sconti alla politica regionale, impegnata nella commissione tematica dell’Assemblea Regionale Siciliana nella revisione ed approvazione del documento di riordino proposto dalla Giunta Regionale. <<Al netto di alcuni preoccupanti disallineamenti tra l’offerta assistenziale ospedaliera ed il bisogno di salute espresso dalla popolazione, frutto più di alchimie politiche che logiche programmatorie, diamo atto all’attuale Governo regionale di aver esitato una proposta di riordino più credibile rispetto alla rete ospedaliera dei sogni, esitata dalla precedente compagine governativa ed avallata dai vertici protempore del Ministero della Salute in prossimità di scadenze elettorali regionali e nazionali. Ma non basta!>> – incalza l’AIM-Sicilia– <<La politica regionale continua ad incorrere nell’errore concettuale di concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera, senza aver prima definito, e presentato alla popolazione, un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario regionale, che dovrebbe essere tarato sul bisogno di salute espresso dalla popolazione e misurato con indicatori epidemiologici, fatta salva la necessaria valorizzazione delle dotazioni e delle competenze esistenti. Il combinato disposto del persistere di un assetto ospedalo-centrico e delle gravi carenze esistenti nel contesto delle cure primarie continuerà a far registrare un sovraccarico della spesa sanitaria ed un abbassamento della qualità e della appropriatezza delle cure.>>

Già in passato, l’AIM-Siciliaha definito vuoto di significato qualsivoglia progetto di rete ospedaliera, che non si inserisca in un disegno di revisione complessiva della sanità regionale, fondato su un sistema integrato delle cure e su un serio piano di sviluppo delle cure primarie, tale da assorbire nel territorio il crescente bisogno delle cronicità ascrivibile all’invecchiamento della popolazione.

<<Sin quanto continueranno a prevalere le logiche dell’interesse di parte e la politica sarà ispirata più dalla rincorsa del consenso che dalle scelte di sistema, la sostenibilità del servizio sanitario regionale sarà a serio rischio, come dimostra la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017, che ha evidenziato come in Sicilia l’incidenza della spesa sanitaria è stata pari al 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione. È venuto il momento di fare un’operazione verità coi cittadini. In assenza di un netta inversione di tendenza, la politica siciliana tutta, dopo il recente dissesto del Comune di Catania, si renderà responsabile del default della sanità siciliana e, con essa, della Regione.>> – concludel’AIM-Sicilia.

“AIM Sicilia: basta con atti di violenza! Occorrono interventi concreti e di sistema o sarà inevitabile il collasso della sanità siciliana”

Solidarietà al medico oggetto dell’ennesima aggressione nel territorio siciliano. Nessun atto di violenza è giustificabile, meno che mai quelli sugli operatori sanitari nei luoghi di cura. Bisogna avere l’onestà intellettuale di risalire alle radici profonde di questo fenomeno, che sono certamente sociologiche e culturali, ma anche ascrivibili ai gravi e colpevoli ritardi in Sicilia nell’evoluzione dell’organizzazione delle cure primarie ed al conseguente sovraccarico dei Pronto Soccorso. Occorrono interventi concreti e non annunci e passerelle politiche. Illusorio concentrare gli sforzi sull’approvazione della rete ospedaliera in assenza di un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario ragionale.

All’indomani dell’ennesimo atto di violenza perpetrato nelle strutture sanitarie siciliane ai danni dei medici e degli operatori siciliani, l’Associazione Italiana Medici (AIM) interviene nuovamente nel dibattito pubblico. Esprimiamo la nostra solidarietà al medico oggetto del tenetativo di aggressione presso il Presidio Vittorio Emanuele di Catania. Non si arrestano gli atti di violenza ingiustificata perpetrata ai danni degli operatori sanitari impegnati nell’assolvimento del loro dovere nei Pronto Soccorso, nei reparti e nelle guardie mediche del territorio regionale. Premesso che nessun atto di violenza è giustificabile, meno che mai nei luoghi preposti alle cure dei pazienti e dei cittadini, bisogna avere l’onestà intellettuale di risalire alle radici profonde di questo fenomeno. Alla base vi sono certamente fattori sociologici e culturali, ma è innegabile come, almeno in parte, tale fenomeno deprecabile sia anche ascrivibile ai gravi e colpevoli ritardi nell’evoluzione dell’organizzazione delle cure primarie ed al conseguente sovraccarico dei Pronto Soccorso, nonché al persistere di liste di attesa con tempi inaccettabili, che esasperano i cittadini. Per di più, si continua a mantenere in vita presidi di continuità assistenziale, sovente, inefficienti poiché sottoutilizzati ovvero non adeguatamente dotati degli strumenti necessari per consentire ai medici di lavorare in sicurezza ed in maniera appropriata. Registriamo come, purtroppo, le logiche dell’interesse di parte continuino ad esercitare il proprio influsso sulla politica, ispirata più dalla rincorsa del consenso che dal dare risposte appropriate al bisogno di salute dei cittadini. Dispiace, altresì, aver registrato come, a fronte di criticità note e persistenti, nel recente passato ci si sia abbandonati a passerelle politiche ed a sterili annunci, prima ancora che venissero messi in campo interventi concreti.

E’ necessario tracciare una discontinuità culturale per superare la sanità ospedalo-centrica, ancora troppo radicata in Sicilia, e tendere verso una indispensabile implementazione di un sistema integrato delle cure, che trova il suo fondamento nel potenziamento delle cure primarie. La sfida della sostenibilità del servizio sanitario regionale sta per essere perduta dalla Regione, con grave danno per i cittadini e gli operatori siciliani. Sia da monito, in tal senso, il giudizio della Corte dei Conti, che nella relazione sul rendiconto sull’esercizio finanziario del 2017 ci ricorda come  in Sicilia “l’elevata incidenza della spesa sanitaria è stata di 12 miliardi e 474 milioni di euro, cioè il 63,7 per cento dell’intera spesa della Regione”. In quest’ottica, appare sempre più vuoto di significato il progetto di rete ospedaliera, recentemente approvato dalla Giunta Regionale su proposta dell’Assessorato regionale alla Salute. È lecito chiedersi come sarà possibile, nel prossimo futuro, in assenza della strutturazione di una rete assistenziale integrata che assorba nel territorio il crescente bisogno delle cronicità, contenere l’impatto della spesa sanitaria sul bilancio regionale. Per affrontare la sfida della sostenibilità, garantendo risposte adeguate al bisogno di salute espresso da una popolazione, non basta uno sterile ed illusorio esercizio di applicazione dei parametri contenuti in un decreto ministeriale per disegnare una rete ospedaliera, ma bisogna partire dal dato epidemiologico e da un progetto di revisione complessiva del sistema sanitario ragionale, a partire dalle cure primarie. Solo in questo modo sarà possibile dare risposte ai cittadini e dare segnali concreti a tutti gli operatori della sanità siciliana.

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Italiana Medici (AIM) esprime solidarietà incondizionata al socio fondatore, Dr Gianluca Albanese, consigliere dimissionario al Consiglio Direttivo OMCeO provinciale di Catania. Rivolgiamo un appello al Governo ed al Parlamento affinchè si metta mano ad una vera riforma dell’Istituzione Ordinistica. 

L’Associazione Italiana Medici (AIM) esprime solidarietà incondizionata al socio fondatore, Dr Gianluca Albanese, consigliere dimissionario dal Consiglio Direttivo OMCeO provinciale di Catania. <<Non entriamo nel merito delle vicende di un singolo Ordine, ma le motivazioni alla base delle dimissioni del collega Albanese travalicano la dimensione locale e impongono una seria riflessione, all’interno ed all’esterno della Professione medica, circa vision, mission e governance dell’Istituzione Ordinistica.>> – dichiara l’AIM- <<Occorre, altresì, definire in maniera chiara ed inequivocabile le responsabilità e gli ambiti operativi degli OMCeO, anche nell’ottica di una semplificazione complessiva del sistema e della necessità di provvedere alla validazione e rivalidazione delle competenze dei professionisti.>>
Come evidenziato dal Dr Albanese, gli Ordini dei Medici Italiani (OMCeO) hanno dimostrato incapacità di autoriformarsi, subendo prima un tentativo di imposizione da parte della politica di una riforma delle leggi che disciplinavano gli OMCeO, salvo poi “scendere a patti” con la politica, col risultato dell’adozione di una riforma di stampo gattopardesco attraverso l’approvazione del Disegno di Legge Lorenzin. E mentre si è, ancora, in attesa di quei decreti attuativi della “non riforma” degli Ordini dei Medici che renderebbero operative le poche ed insufficienti innovazioni introdotte sulla carta, è passato del tutto inosservato uno degli aspetti immediatamente operativo del predetto DDL: il mandato dei consigli direttivi OMCeO, poco prima rinnovati con il vecchio orizzonte temporale triennale, è stato esteso a quattro anni. Inoltre, esiste il rischio di una proliferazione di entità terze, quali fondazioni e consorzi esterni con finalità commerciali, gemmate dagli Ordini dei medici, a fronte della trasformazione degli OMCeO da enti ausiliari a sussidiari dello Stato. La creazione di sistemi a “scatole chiuse” sottrae trasparenza al sistema e limita le possibilità di controllo da parte degli iscritti.
Un altro fronte aperto è quello relativo alla governance della Fondazione ENPAM, ente previdenziale di riferimento per i medici e gli odontoiatri italiani: essa viene definita sulla base di un sistema elettorale maggioritario spinto, che ha tolto voce e mortificato le minoranze, ree di avere chiesto maggiore trasparenza e meccanismi di garanzia a tutela dei contributi previdenziali versati dai medici.
<<Rivolgiamo un appello al Governo ed al Parlamento affinchè si metta mano ad una vera riforma dell’Istituzione Ordinistica, anche guardando a modelli ed esperienze adottati delle altre nazioni, previo coinvolgimento di tutti i portatori di interesse e non solo degli “addetti ai lavori”, al fine di dare agli iscritti garanzie di trasparenza e di indipendenza degli Ordini da ogni interesse esterno alla Professione medica e, quindi, da possibili condizionamenti di carattere politico, economico e sindacale.>> – conclude l’AIM.

COMUNICATO STAMPA

Associazione Italiana Medici (AIM)

I fatti di cronaca relativi alla sanità lucana confermano, laddove ve ne fosse bisogno, l’eccesso di pervasività della politica nella gestione della sanità e, in particolare, nelle procedure selettive per le assunzioni del personale nella sanità pubblica. Al di là delle gravi distorsioni del sistema, sulle quali siamo certi che la Magistratura farà il suo corso per accertare le eventuali responsabilità, da tempo lamentiamo l’ipocrisia che sta alla base dell’attuale sistema di selezione della dirigenza medica del Servizio Sanitario Nazionale, che, così come strutturato, conferisce ampi margini di discrezionalità alle commissioni di concorso e che non prevede modalità alcuna di valorizzazione delle competenze in possesso dei candidati. L’Associazione Italiana Medici (AIM) ha predisposto una proposta innovativa finalizzata a modificare le attuali modalità di selezione, fondata su criteri di valutazione oggettivi e meritocratici, ivi includendo le competenze certificate, e tale da conferire  trasparenza al sistema. Il nostro SSN ha bisogno dei medici migliori e più motivati, che siano selezionati in modo da operare nel contesto appropriato ed in base alla Ci rendiamo disponibili a collaborare con tutti quei Parlamentari che volessero recepirla per esitare una proposta di legge che, per quanto ci riguarda, riveste carattere di priorità per il rilancio del sistema salute, laddove molte Aziende Sanitarie di diverse Regioni, in particolare quelle che sono state assoggettate ai Piani di Rientro ed al blocco del turn over, sono prossime a varare concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli del SSN.

COMUNICATO STAMPA

Associazione Italiana Medici (AIM): nel porgere un in bocca al lupo alla neo Ministra della Salute, rivolgiamo un appello al medico, prima ancora che al politico, affinchè le sue decisioni siano sempre fondate sulle evidenze scientifiche e sui dati.

Nel recente passato abbiamo avuto modo di apprezzare l’impegno ed il coraggio profusi dalla On. Dr.ssa Giulia Grillo nell’assolvimento del proprio ruolo di Parlamentare, laddove ella si è schierata a sostegno di iniziative volte all’affermazione della trasparenza e dell’ottica di sistema in sanità, in discontinuità rispetto alla difesa di posizioni di rendita ed ai condizionamenti esercitati da potentati a presidio di interessi di parte. Nel porgere, quindi, un in bocca al lupo alla neo Ministra della Salute, l’Associazione Italiana Medici (AIM) rivolge un appello al Medico, prima ancora che al politico, affinché agisca in “scienza e coscienza”, fondando le proprie decisioni sempre sulle evidenze scientifiche e sui dati, anche nel momento in cui queste dovessero risultare impopolari.

L’AIM Sicilia lancia un Osservatorio sulle stabilizzazioni e sui concorsi nella Sanità Siciliana.

L’Associazione Italiana Medici (AIM) in questi mesi si è spesa per creare sinergie utili a produrre proposte e mettere in campo iniziative di sensibilizzazione delle Istituzioni competenti al fine di dare avvio alle procedure di stabilizzazione, in prima istanza, e di selezione a mezzo di pubblici concorsi, in seconda battuta, di migliaia di profili medici e sanitari operanti nel Servizio Sanitario Regionale con rapporto di precariato, talora decennale, a fronte dei continui ed altisonanti annunci di avvio delle suddette procedure, puntualmente disattese.

Orbene, diamo atto come, dalla fine della precedente legislatura e, soprattutto, con l’inizio dell’attuale corso governativo, si sia registrata un’inversione di tendenza a seguito della stabilizzazione degli operatori già vincitori o idonei in posizione utile di concorso a tempo indeterminato (precari storici), prima, nonché, in queste ultime settimane, degli ulteriori profili precari a mezzo di procedure ricognitive in corso di finalizzazione.

Tuttavia, in questi mesi ed in queste ultime settimane in particolare, tanto nel leggere i comunicati delle Organizzazioni Sindacali di categoria, quanto nel registrare tramite i social network le segnalazioni di decine di portatori di interesse da tutta la Regione, sembrano palesarsi difformità applicative delle procedure di stabilizzazione tra le diverse Aziende Sanitarie, nonostante la diffusione di due utili circolari ad opera del competente Assessorato Regionale alla Salute. Tali difformità, peraltro, potrebbero avere ripercussioni sulle mobilità e sulle future procedure concorsuali, stante la complessità della materia.

In ragione di quanto detto, come Associazione di categoria, ci rendiamo disponibili al fine di raccogliere le vostre segnalazioni su eventuali criticità per poterle condividere con l’Assessorato regionale della Salute.

Teniamo a precisare che tale iniziativa non intende in alcun modo essere sostitutiva dei compiti e delle funzioni di coordinamento e vigilanza, poste in capo all’Amministrazione regionale, bensì ha lo scopo di fornire un supporto nell’ottica di un proficuo rapporto tra portatori di interesse ed Istituzioni.

Vi invitiamo pertanto a scrivere aassociazioneitalianamedici@gmail.com

GUIDA ALLE PROCEDURE DI STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE MEDICO E SANITARIO PRECARIO

PREMESSA: La presente guida è frutto di un approfondimento delle normative vigenti e delle recenti novità introdotte a mezzo della Legge di Stabilità 2018 e delle Circolari n. 3/2017 e n. 1/2018 del Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Le informazioni di seguito riportate hanno un valore meramente indicativo e, pertanto, si invitano i portatori di interesse a consultare in ogni caso gli Uffici Amministrativi delle rispettive Aziende Sanitarie per gli approfondimenti del caso.

Si tiene a precisare che le stabilizzazioni saranno effettuate nel tempo, secondo le priorità stabilite dalle Aziende, tenendo conto dei piani triennali del fabbisogno di cui all’art. 6. Co. 2 del D.Lgs 161/2001, nonché facendo seguito all’attivazione delle disposizioni di cui all’art. 20 del D.Lgs. 75/2017, e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili (tetti di spesa aziendali per il personale).

 

Gruppo A) REQUISITI NECESSARI PER IL PERSONALE IN SERVIZIO ASSUNTO A TEMPO DETERMINATO CON PROCEDURA CONCORSULE AI FINI DI UN’ASSUNZIONE DIRETTA A TEMPO INDETERMINATO (ai sensi del comma 1, art. 20, D.Lgs n. 75/2017)

  • Essere in servizio con contratto a tempo determinato successivamente alla data del 28 agosto 2015 anche per un solo giorno presso l’azienda che deve procedere all’assunzione;
  • Essere stato reclutato attraverso una procedura concorsuale pubblica (pubblicata in Gazzetta o su siti istituzionali aziendali), a prescindere dalle modalità di selezione (graduatoria per titoli ovvero selezione per prove e titoli);
  • Avere una anzianità di servizio pari a 3 anni al 31/12/2017, anche non consecutivi, anche in Amministrazioni diverse, negli ultimi 8 anni. Gli anni di servizio utili da conteggiare comprendono tutti i rapporti di lavoro prestati direttamente con l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile (attribuite a seguito di selezione pubblica), con riferimento ad attività svolte nella medesima area o categoria professionale che determina il riferimento dell’amministrazione presso cui operare l’inquadramento (Fonte: Circolare 1/2018 del Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione). N.B.: Per contratti di lavoro flessibile si intendono i contratti d’opera intellettuale, di natura occasionale o coordinata e continuativa, stipulati direttamente con un’amministrazione pubblica. Tali contratti devono sottendere alle caratteristiche riportate dal comma 6, dell’art 7 del D.Lgs 165/2001. I presupposti per cui la legge 165/2001 possa essere applicata per il riconoscimento degli anni di servizio dei contratti di lavoro flessibile sono i seguenti: a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento dell’amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell’amministrazione conferente; b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno; c) la prestazione deve essere di natura temporanea ed altamente qualificata; d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Si precisa che la stipula di un contratto di lavoro flessibile con una Pubblica Amministrazione deve precedere, da parte dell’Amministrazione, una verifica, da parte della Pubblica Amministrazione emanante il bando di concorso, una verifica della presenza in essere dei punti a), b), c) e d) dell’art. 7, comma 6, del D.Lgs. 165/2001. Pertanto, una volta che la Pubblica Amministrazione abbia verificato i presupposti di cui ai punti a), b), c) e d) del D.Lgs. 165/2001, la stessa può emanare un concorso per contratto di lavoro flessibile ai sensi del testé decreto legislativo. Il lavoratore in possesso di un contratto di lavoro flessibile, compiuto mediante un bando di concorso ai sensi dell’art. 7, comma 6, del D.Lgs 165/2001, ha già a tutela che i requisiti per l’applicabilità della legge siano stati verificati dalla Pubblica Amministrazione emanante il bando, che in assenza di tali requisiti non può nemmeno pubblicare il bando di concorso. Infine, bisogna denotare, che i sensi del D.Lgs. 165/2001 sono specificati sui bandi di concorso e non sui contratti stipulati. Pertanto, si consiglia al lavoratore che desidera l’applicabilità della valorizzazione del contratto di lavoro flessibile, di munirsi non solo del contratto in essere, ma anche del bando di concorso con cui è stato stipulato il contratto, che deve riportare l’art. 7, comma 6, del D. Lgs 165/2001.

Si precisa che rientra nella stabilizzazione anche chi, all’atto dell’avvio delle procedure di assunzione a tempo indeterminato non è in servizio ma, avrà la priorità di assunzione il personale in servizio alla data di entrata in vigore del d. lgs. 75/2017 (22 giugno 2017).

Il “Gruppo “A” ricomprende il personale del comparto, dirigenziale e non, medico, tecnico professionale e infermieristico.

 

Gruppo B) REQUISITI NECESSARI PER LA STABILIZZAZIONE ATTRAVERSO CONCORSI CON IL 50 % DEI POSTI RISERVATI AL PERSONALE ASSUNTO SENZA PROCEDURA CONCORSUALE (ai sensi del comma 2, art 20, D.Lgs n. 75/2017 )

  • Essere titolare, successivamente alla data del 28 agosto 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l’Azienda Sanitaria che bandisce il concorso. Per lavoro flessibile si rimanda alla nota specificata per il gruppo A (comma 6, dell’art 7 del D.Lgs 165/2001);
  • Avere maturato, anche in amministrazioni diverse, alla data del 31 dicembre 2017, almeno 3 anni di servizio con contratto flessibile, anche non continuativo negli ultimi 8 anni.

Il “Gruppo “B” ricomprende il personale del comparto, dirigenziale e non, medico, tecnico professionale e infermieristico.

N.B.: E’ opportuno rilevare che il comma 11 del citato articolo, come modificato dal comma 813, art 1, della Legge 27 Dicembre 2017 n. 205, estende la portata applicativa dei commi 1 e 2 al personale “dirigenziale e non”, di cui al comma 10” (medico, tecnico-professionale ed infermieristico). Ne consegue, pertanto, che le modifiche introdotte con l’ultima Legge di Stabilità sembra non aver incluso nei Gruppi A e B i farmacisti, i biologi ed i fisici, ma potrebbero essere forniti a breve dei chiarimenti da parte della Conferenza Stato-Regioni.

 

Gruppo C) CONCORSI RISERVATI COME DA DPCM 6/3/15

Il personale deve essere titolare di contratto a tempo determinato, alla data del 30 ottobre 2013, ed aver maturato negli ultimi cinque anni almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura.

Le procedure del Gruppo “C” sono riservate al personale del comparto sanitario e a quello appartenente all’area della dirigenza medica e del ruolo sanitario.

 

ALTRE PROCEDURE SUI POSTI DI VECCHIA ISTITUZIONE:

 

  • COMPLETAMENTO DELLO SCORRIMENTO DELLE GRADUATORIE VALIDE ED EFFICACI
  • EVENTUALE RIAVVIO DELLE PROCEDURE CONCORSUALI GIA’ BANDITE E SOSPESE PER IL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI RIAVVIO DELLE PROCEDURE CONCORSUALI PENDENTI (già bandite e sospese a seguito del blocco delle assunzioni nelle Regioni in Piano di Rientro)

Per quanto concerne, invece, i posti di nuova istituzione, derivanti dalla prossima rimodulazione della rete ospedaliera ed al conseguente adeguamento delle piante organiche, le procedure a completamento del processo di selezione del personale del SSN saranno le seguenti:

  • MOBILITA’
  • CONCORSI (senza riserva)

 

Per info scrivi a:

 associazioneitalianamedici@gmail.com

 

Fonti:

– Circolare n. 3/2017 del Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5040434.pdf

– Circolare n. 1/2018 del Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato6315521.pdf

– D.Lgs 165/2001

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/05/09/001G0219/sg

DPCM 6/3/2015

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato4392049.pdf

– D.Lgs. 75/2017

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/06/7/17G00089/sg

1 2 3 5