Superamento del precariato medico: facciamo chiarezza sulla Circolare del Ministero della Pubblica Amministrazione e Semplificazione

Con la emanazione della Circolare applicativa sugli “Indirizzi operativi in materia di lavoro flessibile e superamento del precariato” n. 3 del 23/11/17 del Ministero della Pubblica Amministrazione e Semplificazione relativa al Decreto legislativo 75/2017 (Testo Unico del pubblico impiego) in materia di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni, sembravano essersi riaperte speranze di stabilizzazione per i giovani e meno giovani dirigenti medici precari del SSN. Si era annunciato che, dal 1 gennaio 2018, le amministrazioni pubbliche avrebbero potuto procedere a varare un piano straordinario di assunzioni per il superamento del precariato nella PA, anche per la dirigenza medica.

Il punto 3.2.8. della predetta circolare, infatti, afferma che “è consentito anche il ricorso alle procedure di cui all’articolo 20 decreto legislativo 75/2017”, includendo le procedure di stabilizzazione, nel particolare richiamando il comma 543 della legge di stabilità 2016, anche per i dirigenti medici cha abbiano maturato, citiamo testualmente “… in data di pubblicazione del bando almeno tre anni  di  servizio,  anche non continuativi, negli ultimi cinque  anni  con  contratti  a  tempo determinato…”.  Peccato che la norma citata (20 decreto legislativo 75/2017),  come puntualmente ricordato dal Sole24ore, non preveda tale fattispecie per i dirigenti medici, inequivocabilmente rivolto al personale “non” dirigenziale, e che una  circolare applicativa non possa avere valore di legge. Potremmo quindi, trovarci di fronte all’ennesimo nulla di fatto nonché all’ennesima illusione per migliaia di medici precari, ripiombati nel baratro dell’incertezza, nonostante continuino a garantire il diritto alla salute dei cittadini.

Anche le Regioni sono rimaste spiazzate da questa situazione surreale e, non a caso, dovrebbero discuterne a breve in seno alla Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni.

Questa è l’ultima chiamata per politica affinchè possa scrivere la parola “fine” a questa ormai decennale piaga, archiviando la stagione degli spot pre-elettorali attraverso un serio intervento in sede legislativa.

Chiudere la stagione del precariato in sanità, infatti, non vuol dire fare un favore ad una categoria di professionisti abbandonati dallo Stato e vittime delle cattive gestioni della sanità pubblica, ma, garantire il diritto alla salute dei cittadini. Governo e Parlamento intervengano – se non ora quando? – in sede di approvazione della Legge di Stabilità prendendosi ciascuno le proprie responsabilità, nell’auspicio che l’Italia possa tornare ad essere un “Paese” normale.

Regione Sicilia: fondi a supporto dei medici liberi professionisti lavoratori autonomi

Cari Colleghi,
vi segnaliamo un bando pubblico della Regione Sicilia “per azioni di  rafforzamento per la formazione dei liberi professionisti lavoratori autonomi”
La scadenza per la presentazione della domanda è il 30 novembre p.v.
Tale bando ha il fine di sostenere in maniera prioritaria il rafforzamento e l’aggiornamento delle competenze dei giovani professionisti che essendo nella fase di avvio della propria carriera affrontano spese rilevanti che potrebbero precludere loro la possibilità di partecipare a momenti di formazione e aggiornamento.  Sono stanziati fino a € 3.000.000 per tale fondo.
La Regione Siciliana intende fornire un sostegno alle esigenze di continuo e costante aggiornamento dei liberi professionisti e lavoratori autonomi di tipo intellettuale, nell’ottica di garantire qualità ed efficienza nelle prestazioni professionali nonché il miglior interesse dell’utente e della collettività.
Tale intervento persegue la finalità principale di migliorare il tessuto produttivo professionale del territorio regionale, e si inserisce in un più ampio quadro di rafforzamento della strategia di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente. Si vuole promuovere l’aggiornamento soprattutto per i professionisti i giovani che stanno avviando la propria carriera che affrontano anche spese importanti a fronte di entrate non cospicue soprattutto in questo periodo di crisi economica.
I contributi di questo fondo sono finalizzati alla copertura di due tipologie di percorsi formativi.
La tipologia A prevede corsi di formazione e/o di aggiornamento professionale erogati da ordini professionali, da soggetti eroganti percorsi formativi autorizzati dal Ministero, da enti di formazione accreditati alla Regione Siciliana, da provider riconosciuti AGENAS, etc.
La tipologia B prevede corsi in Italia o in altri paesi appartenenti all’Unione Europea, master di I e di II livello, diplomi e corsi di specializzazione erogati da Università e Scuole di alta formazione italiana, o da Università pubblica di altro stato dell’Unione Europea.
Si fa presente che non è ammissibile il finanziamento per la partecipazione ad attività di tipo seminariale convegnistico.
Al fine di applicare a questo bando bisogna essere residenti o domiciliati nel territorio della Regione Siciliana, avere un’età tra i 18 e i 67 anni, esercitare professionalmente in Regione Siciliana, essere dotato di partita IVA da almeno sei mesi e appartenere ad una delle seguenti tipologie di soggetti:
– iscritti ad Albi di un ordine di un collegio professionale
– iscritti ad un’associazione professionale inserita ai sensi di legge nelle associazioni inserite nell’elenco delle associazioni che rilasciano attestato di qualità
– soggetti iscritti alla gestione separata INPS
Infine, si ricorda che bisogna essere titolare di reddito da modello ISEE in corso di validità fino a €30.000
Per chi volesse accedere a questo bando una specifica procedura informatica è disponibile all’indirizzo http://avviso162017.siciliafse1420.it.
Le domande devono pervenire tramite posta elettronica certificata all’indirizzo siciliafse1420@legalmail.it con compilazione dell’allegato A, B e C, con la copia conforme della certificazione ISEE in corso di validità e, ove pertinente, copia conforme della certificazione da cui desumere la condizione di disabilità.
Le spese ammissibili sono esclusivamente quelle di iscrizione al percorso formativo e risultano quindi escluse spese di viaggio, vitto, alloggio, materiali didattici e qualsiasi altra spesa.
L’importo dei singoli contributi viene concesso a copertura delle spese di iscrizione ai corsi fino ad un importo di €2.000 per la tipologia A, e di €6.000 per la tipologia B nella misura di seguito riportata: per i giovani di età tra i 18 ed i 35 anni il contributo è pari al 100% del costo del percorso formativo, per tutti gli altri destinatari il contributo è determinato a copertura del 75% del costo del percorso formativo.
CLICCA QUI PER SCARICARE IL BANDO -> AVVISO 16_2017

L’Associazione Italiana Medici lancia una sfida al neoeletto Presidente della Regione Siciliana

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Conclusa la fase degli annunci elettorali si passi ai fatti! Programmazione e competenze siano i driver per il rilancio della Sanità siciliana. Si recuperi il tempo perduto nel corso della scellerata gestione della sanità nell’ultimo biennio. Si renda pubblico il progetto di sanità che si intende sviluppare e si investa nelle cure e nell’assistenza primaria a fronte dei gravi problemi di sostenibilità del SSR. Occorre anche un’operazione verità sui tetti di spesa derivanti dal Piano di consolidamento ai fini del ricambio generazionale all’interno delle aziende sanitarie siciliane.

L’Associazione Italiana Medici (AIM) lancia una sfida al neoletto Presidente della Regione siciliana in tema di sanità: <<Conclusa la fase degli annunci elettorali, si passi ai fatti! La sanità non sia più fonte di clientela e di spartizioni politiche, ma si abbia il coraggio di cambiare ed innovare, coinvolgendo e responsabilizzando tutte le forze politiche e tutti i portatori di interesse. – dichiara AIM Programmazione e competenze siano i driver per il rilancio della Sanità siciliana. Occorre preliminarmente chiarire e rendere pubblico quale sia il disegno del sistema salute che si voglia realizzare nel corso della legislatura, al fine di recuperare il tempo perduto nel corso della scellerata gestione dell’ultimo biennio. Tale disegno non può prescindere dalla riorganizzazione delle cure e dell’assistenza primaria, nonchè dal potenziamento della prevenzione, della lungodegenza e della riabilitazione multidimensionale, presupposti essenziali per liberare risorse da investire nel SSR e per far fronte al crescente carico di cronicità e disabilità associate al progressivo invecchiamento della popolazione. – continua AIMOccorre, infine, definire un piano della ricerca e dell’innovazione tecnologica in sanità, che dovrebbero essere volano di sviluppo, dotando le aziende sanitarie ed ospedaliere di grant offices. In assenza di tali interventi, la sostenibilità del SSR siciliano è a rischio!>>.

Inoltre, con riferimento ai reiterati annunci, ad oggi disattesi, circa il ricambio generazionale all’interno delle aziende sanitarie siciliane e la stagione dei concorsi in sanità, chiediamo di fare un’operazione verità, a partire dai tetti di spesa sul personale, imposti alle Aziende Sanitarie, dalla fase di consolidamento del Piano di rientro cui è sottoposta la Regione. <<Se, da una parte, è venuto il momento di dare risposte concrete alle migliaia tra medici e professionisti sanitari titolari di contratti a tempo determinato, da anni assoggettati a rinnovo periodico in regime di proroga delle graduatorie concorsuali, ovvero ai titolari di contratti libero-professionali o atipici, che reggono le sorti dell’assistenza ospedaliera siciliana (molti di questi profili precari operano in unità operative ad alta complessità e ad elevata intensità di cure),  – conclude AIM –  dall’altra, la stabilizzazione dei precari storici e l’assunzione del nuovo personale passano per l’adozione di un piano di rimodulazione delle reti ospedaliera, delle emergenze e del territorio, sostenibile e credibile, che si apra all’integrazione socio-sanitaria. Occorre dare indicazioni chiare ed univoche alle Aziende Sanitarie ed agli operatori, nonchè serrare i tempi per maturare tali passaggi ed adottare, al contempo, un piano trasparente di assunzioni che passi per l’adozione di graduatorie di merito regionali. È giunto il momento di passare dalla politica degli annunci a quella dei fatti!>>

Sanità Siciliana, storia de “l’Isola che non c’è”

Una storia in “salsa sicula”: dopo due anni di annunci e di ritardi, l’Assessore regionale alla Salute da il via alle prime stabilizzazioni in sanità, ma a distanza di una settimana si ricorda che prima di assumere i già vincitori ed idonei in graduatorie di concorsi a tempo indeterminato è necessario procedere al riassorbimento dei ruoli in esubero rispetto alla nuova rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze. In questa settimana “ferragostana”, in pieno clima preelettorale, ancora una volta i lavoratori della Sanità vedono calpestata la propria dignità da una macchina amministrativa inefficiente.

La cronaca dello sblocco delle assunzioni in sanità ci rende conto di una grande  incompiuta: la mancata ricollocazione del personale rispetto alle nuove piante organiche aziendali approvate a seguito del varo della tanto decantata nuova rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze.

Fatto davvero anomalo e singolare se consideriamo che, un’ amministrazione prima di poter dare il via allo sblocco delle assunzioni, è tenuta prima ad assorbire le eccedenze (cioè quelle figure professionali, oggi in forza alle aziende, che non trovano posto nelle nuove piante organiche). Ed, invece, in una storia in “salsa sicula”, l’Assessorato regionale alla Salute prima dà il via e, a distanza di circa una settimana, emana alle Aziende Sanitarie una circolare con la quale ricorda che non si può procedere alle assunzioni dei dirigenti medici di tutte le specialità, se non dopo (ancora non è dovuto sapere fino a quando) aver proceduto prima al riassorbimento degli esuberi su base aziendale, provinciale ovvero, in ultimo, regionale. Certamente, è singolare che tutti e 76 gli esuberi tra medici e professionisti sanitari insistano nella Provincia di Messina ed a tal proposito è lecito chiedersi se questi siano ascrivibili a non adeguate politiche aziendali ovvero a determinazioni poco oculate assunte dall’Assessorato in sede di rimodulazione della rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze. È, comunque, verosimile che vi sia stato un combinato disposto delle due fattispecie.

Accade, quindi, che numerosi medici “precari storici”, dopo fino a 15 anni di precariato, si trovino nella situazione surreale di vedere realizzati i loro sogni di stabilizzazione, da una parte, a fronte della firma di un contratto a tempo indeterminato, ma restano in attesa di capire se il loro travaglio si sia esaurito e, dall’altra, altri medici che hanno ricevuto i telegrammi di convocazione, ripiombano nel limbo dell’incertezza sul loro futuro, in attesa che venga fatta chiarezza su tempi e modi di riassorbimento degli esuberi. L’Isola che non c’è, ma che dovrebbe essere una delle regioni più belle del mondo, continua ad essere mortificata dall’assoluta approssimazione nella gestione della cosa pubblica, anche in sanità, laddove si dovrebbe tutelare la salute dei propri cittadini, nonchè la dignità degli operatori “precari” che garantiscono con la loro dedizione l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

Il minimo che è lecito attendersi è che l’Assessore si faccia immediatamente carico, di concerto con tutti i vertici aziendali, in testa quelli della provincia di Messina, dell’immediata apertura di un tavolo tecnico al fine di porre rimedio all’increscioso pasticcio commesso in modo che, una volta assorbite le eccedenze, si possa ricominciare ad assumere senza temere che l’intera procedura possa essere impugnata per inosservanza delle normative vigenti.

Cosa non meno prioritaria, bisogna da subito cominciare a guardare ai nuovi concorsi che permetteranno di sopperire alle gravi carenze che, a tutt’oggi, permangono e che rendono ancora affannosa la sostenibilità del servizio sanitario regionale, sorretto da precari in attesa di giusto riconoscimento. Ciò a dispetto di una ormai dimenticata nota comunitaria che parlava di orari di lavoro e “riposi compensativi” che forse, oggi, non fa più “audience” quanto le “promesse” di assunzione.

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Precisazioni dell’Associazione Italiana Medici (AIM) e dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) sul “caso” Fondazione degli OMCeO siciliani.

Nel giorno in cui anche un secondo Ordine provinciale siciliano, quello di Agrigento, dopo Caltanissetta, ha comunicato la sua fuoriuscita dalla “Fondazione degli OMCeO siciliani”, sancendo nei fatti la fine di un’iniziativa che, nei termini e nei modi con la quale è stata concepita, ha minato alle fondamenta la credibilità dell’Istituzione Ordinistica e della Professione medica tutta, si è assistito ad una reazione scomposta da parte del Presidente dell’OMCeO di Palermo, capofila della costituzione di un ente di diritto privato, concepito per “sottrarre” agli Ordini le competenze ad essi attribuite dalle normative vigenti, senza tuttavia essere soggetto a controllo alcuno da parte dei camici bianchi chiamati da normativa ad essere iscritti agli OMCeO provinciali.

Le dichiarazioni del Presidente della Fondazione degli OMCeO siciliani hanno le parvenze di un malcelato tentativo di spostare l’attenzione rispetto al merito delle questioni, ovvero di scelte prese da pochi e mal digerite da parte di centinaia di medici iscritti agli ordini siciliani, nonché di mistificare la realtà dei fatti,  sconfinando nella delazione gratuita nei confronti diassociazioni che, con spirito volontaristico, si propongono l’obiettivo di rappresentare i propri iscritti, medici italiani e giovani medici, orientando le loro azioni sulla base delle evidenze e dei dati, e non in funzione delle appartenenze e delle visioni di parte, che tanto danno hanno arrecato negli anni alla sanità italiana ed agli operatori che in essa operano.

Le associazioni AIM e SIGM, nel riservarsi di tutelare nelle sedi opportune il proprio buon nome e, con esso, quello dei propri associati, al fine di fornire ai colleghi elementi oggettivi utili a maturare le proprie opinioni, ricordano quanto segue:

– le sedi siciliane delle due associazioni non hanno mai ricevuto un invito al confronto da parte del Presidente dell’OMCeO di Palermo, né come tale, né nella sua molteplice veste di Presidente della Fondazione degli OMCeO siciliani e di altre entità a lui riconducibili;

– le due associazioni, unitamente ad altre rispettabili organizzazioni professionali, ed in analogia con quanto fatto da un gruppo di giovani membri dei consigli direttivi degli ordini siciliani, hanno inteso dissociarsi dall’iniziativa della costituzione di un Ente di diritto privato, cui è stato attribuito il nome di tutti gli OMCeO siciliani, impegnando gli Ordini, e con essi gli iscritti, a farne parte sine die nonché a conferire annualmente delle risorse derivanti dalle quote versate dagli iscritti agli OMCeO, in assenza dell’adeguata condivisione partecipativa che si conviene all’adesione ad un’iniziativa che implica un impegno pluriennale (in tal caso sine die), che vada al di là dell’orizzonte temporale del mandato triennale posto in capo al Consiglio Direttivo degli OMCeO. Inoltre, si ricorda come lo statuto ancora vigente contempli la previsione di attribuzione  di emolumenti ai consiglieri di amministrazione,oltre al rimborso delle spese;

– inoltre, le associazioni in parola, unitamente alle altre organizzazioni professionali, hanno inteso amplificare la voce di tutti quegli iscritti agli OMCeO che hanno posto dei quesiti, sia per iscritto, sia nelle sedi collegiali, ai promotori della costituzione della Fondazione degli OMCeO siciliani, a fronte di aspetti poco chiari emersi in alcuni OMCeO, anche a seguito della consultazione dei verbali dei singoli Consigli Direttivi.

In particolare, veniva chiesto: a) di rendere noto se e quando la Fondazione in parola fosse stata costituita; b) di rendere pubblico agli iscritti quale fosse lo statuto che ne disciplinava finalità e governance; c) quali fossero i componenti degli organi di gestione della Fondazione, nonché a chi fossero stati attribuiti i ruoli relativi all’amministrazione della Fondazione, a cominciare dall’incarico di Direttore Generale; d) quali determinazioni ed iniziative avesse assunto la Fondazione; e) i motivi delle incongruenze rilevabili in taluni OMCeO, in tema di adesione alla Fondazione degli OMCeO siciliani, emergenti da un confronto tra i verbali dei consigli direttivi e le correlate delibere esecutive.

Infatti, a seguito di una ricerca sul web, venivano reperite tracce della presunta attività della Fondazione degli OMCeO siciliani (dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Presidente della Fondazione, tra queste una su iniziative a sostegno delle popolazioni terremotate del centro Italia, promozione di corsi di formazione ECM, schede con le quali si raccoglievano dati sensibili da affidare alla Fondazione) in data rivelatisi antecedente alla formale costituzione della Fondazione in questione. Peraltro, soltanto a seguito del diretto accesso a un pubblico registro notarile, alcuni iscritti OMCeO riuscivano a prendere visione dell’atto costitutivo e dell’allegato statuto della Fondazione in questione, mai prodotti dalla predetta Fondazione e dall’OMCeO di Palermo in risposta a specifiche richieste avanzate dagli iscritti, venendo autonomamente a conoscenza che la costituzione della stessa era intervenuta in data 22 novembre 2016.

Su queste e su numerose altre criticità venivano avanzate reiterate richieste di chiarimenti da parte di alcuni iscritti OMCeO, senza che, ad oggi, siano stati forniti soddisfacenti ed opportuni chiarimenti del caso dai promotori della costituzione della Fondazione.

Tale atteggiamento ermetico assunto dai promotori della Fondazione, trinceratisi dietro l’impossibilità per gli iscritti agli OMCeO siciliani (iscritti quindi ad Enti di diritto pubblico) di accedere agli atti prodotti da un Ente di diritto privato cui, oltre il nome degli OMCeO siciliani, erano state conferite competenze poste in capo agli Ordini dalle normative vigenti, unitamente all’attenzione rivolta dai mass media a questa vicenda dai contorni poco chiari, ha indotto una Parlamentare a presentare un’interpellanza urgente al Ministero della Salute, in risposta alla quale il Sottosegretario alla Salute ha riconosciuto la sussistenza delle criticità e dei rilievi posti dai portatori di interesse, al pari dalle scriventi associazioni e di numerose altre organizzazioni. Peraltro, in sede di confronto parlamentare, venivano avanzati dalla interrogante fondati dubbi circa la possibilità da parte degli OMCeO, di partecipare alla costituzione di enti di diritto privato, intaccando i fondi derivanti dalle quote obbligatoriamente corrisposte agli OMCeO dagli iscritti. Infatti, l’articolo 4 della Legge 233 del ’46 (legge istitutiva degli OMCeO) dispone che le tasse degli iscritti debbano essere fissate “entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’ordine”.

In ragione delle criticità prima richiamate, nonché di una totale assenza di risposte nel merito delle richieste di chiarimenti avanzate, il Presidente dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta è stato messo in minoranza tanto dal proprio consiglio direttivo quanto dall’Assemblea degli iscritti, che si sono democraticamente espressi per la fuoriuscita dalla Fondazione degli OMCeO siciliani.

L’annullamento della delibera di adesione alla Fondazione degli OMCeO siciliani, altresì, è stato deciso da un ulteriore OMCeO provinciale siciliano, ed in altri OMCeO provinciali sono in programma momenti assembleari per decidere nel merito di mantenere o meno l’adesione alla Fondazione in questione, seguendo un metodo partecipato richiesto da numerosi ordinisti, dalle scriventi associazioni e da numerose organizzazioni professionali. Tra questi, l’OMCeO di Catania nel bilancio di previsione del 2017 non ha previsto lo stanziamento di alcuna somma per la Fondazione degli OMCeO siciliani, riservandosi di consultare l’assemblea degli iscritti.

E mentre la Fondazione “perdeva pezzi” strada facendo, il Consiglio Direttivo dell’OMCeO di Palermo si affrettava a proporre e approvare, a maggioranza, delle modifiche allo Statuto della Fondazione in questione ma senza rimuovere le criticità prima rappresentate. Infatti, a fronte della richiesta di seguire l’esempio di Caltanissetta, nel senso di interrogare in via preliminare l’assemblea degli iscritti circa l’opportunità o meno di aderire alla costituzione di una qualsivoglia Fondazione, il Consiglio Direttivo OMCeO di Palermo definiva unilateralmente delle modifiche statutarie per nulla soddisfacenti poiché non intaccavano il “diritto” di voto dei soci fondatori a vita (ovvero gli attuali presidenti degli OMCeO siciliani non nella qualità del ruolo pro tempore, ma nominalmente e fisicamente intesi) all’interno dell’Assemblea della Fondazione, organo che manterrebbe la prerogativa di designare il Presidente, nonché 4 membri del Consiglio di Amministrazione, il cui numero verrebbe per di più incrementato sino a ben 5 unità rispetto all’attuale previsione statutaria, verosimilmente per offrire posizioni nell’ottica dell’allargamento del consenso a sostegno di una Fondazione nata con delle gravi criticità; sempre in tale ottica andrebbe letta la previsione di ampliare il numero dei componenti del Comitato Tecnico-Scientifico; inoltre, il mandato del Presidente della Fondazione e degli altri ruoli nei consessi statutari rimarrebbe quinquennale (ben oltre il mandato triennale dei componenti il Consiglio Direttivo degli OMCeO) e rinnovabile senza limitazione o incompatibilità alcuna. I soci Fondatori, altresì, verrebbero nominati Probi viri, sempre a vita.

Ed ancora, l’ipotesi di legare le sorti della Scuola di formazione specifica di Medicina Generale, istituita presso l’OMCeO di Palermo, a seguito di una convenzione stipulata tra l’Assessorato regionale della Sanità e l’OMCeO di Palermo, a quelle della Fondazione degli OMCeO siciliani, risulta essere stata preconizzata da alcuni Presidenti OMCeO, nell’ottica dell’intenzione di garantire la gestione ed erogazione di tale formazione anche presso gli ordini in atto non sede dei poli formativi, attivati storicamente presso Palermo, Catania e Messina; questa sarebbe stata una delle motivazioni addotte dai promotori a supporto della presunta opportunità di istituire una fondazione di diritto privato, unitamente all’ipotesi di poter partecipare all’accesso di finanziamenti dell’Unione Europea, la qualcosa, in linea di principio, non sarebbe per nulla preclusa dalla normativa vigente agli OMCeO, così come alle organizzazioni professionali o singoli professionisti, contrariamente a quanto asserito da taluni esponenti ordinistici.

Per di più, lo stretto legame tra le sorti della formazione specifica di medicina generale e la Fondazione in questione viene implicitamente asserito in primis da quanti lamentano nelle legittime critiche mosse al “caso” Fondazione OMCeO siciliani un’operazione finalizzata a sottrarre all’OMCeO di Palermo, capofila degli OMCEO siciliani nella costituzione della Fondazione in questione ed assegnatario delle competenze sulla gestione ed erogazione dei corsi regionali (col supporto degli OMCeO di Catania e Messina), al fine di attribuirle alle Università.

L’insofferenza degli iscritti e delle associazioni nei confronti del “caso” Fondazione OMCeO siciliani sono primariamente e principalmente indirizzate nei confronti delle modalità e nei termini con cui è stata gestita la costituzione, ad opera degli OMCeO siciliani, di un Ente di diritto privato che espropria le competenze degli OMCeO per attribuirle ad un sistema chiuso non accessibile agli iscritti agli OMCeO, stante la natura giuridica di tali entità.

Per inciso, giova ricordare che l’emendamento presentato nel dicembre scorso da alcuni Parlamentari in sede di definizione della Legge di Stabilità 2017 intendeva creare un percorso formativo integrato specialistico (Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Cure Primarie), esclusivo (e dunque senza possibilità di equipollenza alcuna) ai fini dell’accesso alle funzioni di medico di medicina generale, con pari dignità  riconosciuta ad università, SSN e medicina del territorio, allineando su questo tema l’Italia al contesto europeo.Tale emendamento, a firma Crimì ed altri, ha ottenuto il supporto della maggioranza parlamentare, delle Regioni e dei portatori di interesse, ovvero dei neolaureati in medicina e delle associazioni dei giovani medici, registrando anche il contributo della componente sindacale in sede di definizione del testo, che prevedeva, altresì: a) l’attribuzione della docenza universitaria a contratto ai medici di medicina generale, primo passo verso una futuribile apertura dell’accesso ai ruoli universitari per quanti documentassero i parametri scientifici richiesti dalla legge; b) la garanzia che il Consiglio di Scuola di Specializzazione fosse composto per almeno il 50% da medici di medicina generale; c) l’erogazione dell’attività formativa professionalizzante all’interno dei percorsi delle Cure Primarie, valorizzando in particolare il contributo, le esperienze e le competenze dei medici di medicina generale; d) l’unificazione, de facto, in un’unica data, delle attuali selezioni per l’accesso alla formazione specialistica ed alla formazione specifica di medicina generale, il che avrebbe consentito non solo di prevenire la cronica dispersione dei contratti e delle borse di studio derivante dal disallineamento delle due selezioni, ma anche la futura adozione di una graduatoria unica nazionale per l’accesso alla formazione medica post-lauream.

Inoltre, era previsto un opportuno stanziamento per adeguare le attuali borse di studio dei corsisti di medicina generale ai contratti di formazione di cui sono titolari gli specializzandi universitari, ivi includendo i medesimi diritti e le medesime tutele.

A tale emendamento gli ordini siciliani, con capofila l’OMCeO di Palermo, si sono pubblicamente opposti, probabilmente mossi più dal timore di perdere la gestione dei corsi regionali di formazione specifica di medicina generale che basandosi su argomenti validi a confutare l’opportunità di istituzione di una Scuola di Specializzazione di Medicina Generale e Cure primarie. In altri termini, gli OMCeO in questione, ancorché nell’ambito di un legittimo dibattito pubblico, avrebbero fatto prevalere l’interesse localistico a quello nazionale e di sistema, volto a rilanciare la qualità della formazione dei futuri medici di medicina generale.

Peraltro, tanto molti giovani colleghi eletti nei consigli direttivi degli OMCeO siciliani, quanto le associazioni di riferimento per i giovani medici, SIGM in testa, hanno espresso un profondo disappunto per il tentativo del Presidente della Fondazione di “farsi scudo” dei futuribili quanto improbabili interventi a sostegno delle giovani generazioni di medici, declamati a mezzo stampa. Le giovani generazioni di camici bianchi necessitano di supporto in termini di interventi strutturali per aumentare la possibilità di accesso al post-lauream e migliorare la qualità della formazione e non sicuramente di spot o interventi estemporanei ed una tantum, quali quelli promessi da una Fondazione di diritto privato.

Non si comprende, pertanto, quali siano i “motivi di orgoglio” rivendicati dal Presidente dell’OMCeO di Palermo nell’attribuirsi la paternità di una Fondazione viziata da contorni poco trasparenti sin da prima della sua costituzione. Né si riconosce un esempio di best practice nella gestione dell’OMCeO di Palermo, che da anni impone ai propri iscritti delle quote di iscrizione tra le più alte in Italia, a fronte di poste in bilancio a dir poco discutibili, nonché oggetto di attenzione dei mass media, in passato, per l’aver organizzato corsi ECM per medici in tema di bridge.

Di contro, l’evidenza dei fatti dimostra come le due sottoscritte associazioni, assieme a migliaia di medici, siano risultate impegnate e si stanno, a tutt’oggi, spendendo al fine di sostenere un processo di cambiamento di paradigma culturale e di rinnovamento generazionale all’interno della Professione medica e della sanità ad ogni livello. In tale direzione, oltre a sostenere l’emendamento Crimì, esse hanno sostenuto la proposta di adozione di un concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione che, seppur con alcune criticità organizzative persistenti, sulle quale ancora alta è l’attenzione e l’impegno per risolverle, ha superato alcune storture ascrivibili al precedente sistema di selezione in mano alle singole scuole dei singoli Atenei e, pertanto, ampiamente discrezionale; inoltre, le stesse associazioni, stanno in atto collaborando con le Istituzioni al fine di innovare il sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione universitarie, aprendole al contributo di tutte le articolazioni assistenziali del servizio sanitario nazionale, ivi incluso quello del territorio e del mondo della medicina generale, superando l’autoreferenzialità del sistema universitario. Ciò nel fermo convincimento che né l’università, né il SSN, di per sé, siano sufficienti a garantire standard adeguati di formazione professionalizzante ai futuri specialisti ed ai futuri medici di medicina generale, ma che sia l’integrazione delle esperienze e competenze a rappresentare la chiave di volta per innovare e rinnovare il sistema.

Inoltre, nel corso della II Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, le medesime associazioni hanno annunciato l’intenzione di avanzare una proposta di legge finalizzata a riformare le attuali modalità, altamente discrezionali, di selezione, a mezzo di pubblico concorso, dei ruoli del SSN, anche al fine di contrastare la pervasività della politica in sanità.

Quanto sopra si deve al fine di rendere onore ai fatti e di rispedire al mittente ogni addebito e ogni teoria complottistica.

Inoltre, osserviamo come il Presidente della Fondazione degli OMCeO siciliani, da oltre un ventennio alla guida dell’OMCeO di Palermo, dopo tre mesi di silenzio, a fronte dei quesiti legittimamente posti a ogni livello dagli iscritti agli OMCeO siciliani, rispetto ai quali ancora si attendono risposte, si sia lasciato andare in dichiarazioni poco avvedute e destituite di ogni fondamento soltanto alla vigilia di un’assemblea degli iscritti, in ciò esponendo ulteriormente l’Istituzione Ordinistica e la Professione medica a una preoccupante perdita di credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e dei cittadini.

Le due associazioni si impegnano a sostenere l’operazione verità intrapresa dagli iscritti agli OMCeO siciliani, laddove questi ultimi riproporranno i predetti quesiti, ed altri ancora, nelle sedi assembleari, al fine di chiedere ed ottenere chiarezza e trasparenza, nel mero interesse degli iscritti agli OMCeO siciliani, e non certamente per trasformare l’esercizio del diritto di critica e del diritto di rappresentanza della Professione in uno sterile braccio di ferro di sapore pre-elettorale, come invece intenderebbero fare altri, con metodi ed atteggiamenti da ascrivere nell’alveo di una politica professionale desueta ed inattuale.OMCeO sicilia

Dispiace, peraltro, registrare come il Presidente della Fondazione degli OMCeO siciliani, attraverso questo attacco scomposto, abbia inteso tirare per la giacca sia altri esponenti del mondo della Professione sia un giovane medico Parlamentare, cui tributiamo la nostra solidarietà.

Al di là delle gravi criticità che hanno accompagnato la costituzione della Fondazione degli OMCeO siciliani, in ragione del venir meno, a seguito della fuoriuscita di ben due OMCeO (rispetto alla  quale esprimiamo compiacimento), dei presupposti per la sussistenza  stessa di una fondazione degli OMCeO siciliani, si auspica che i promotori di questa infelice iniziativa prendano atto dell’evidenza dei fatti e provvedano ad estinguere con effetto immediato la fondazione degli OMCeO siciliani. Tale iniziativa si rende indispensabile al fine di riavviare un percorso che porti alla restituzione agli ordini siciliani (ad eccezione di quanti abbiano già marcato una chiara discontinuità dalla Fondazione) di una credibilità minata alle fondamenta e per riportare il dibattito nell’ambito di una sana e costruttiva discussione interna alla categoria.

Si auspica, infine, che il “caso” Fondazione degli OMCeO siciliani serva da stimolo per la Professione medica e odontoiatrica, nonché per la politica, al fine di riavviare il percorso di riforma degli OMCeO, da troppo tempo, ormai, fermo in Parlamento, poiché contrastato da quanti vedono nel cambiamento il pericolo di perdere privilegi non più accettabili e sostenibili, ritenendo pertanto di trovare rifugio nella subalternità alla politica ed agli interessi di parte.

AIM SU SBLOCCO DEL PIANO DI RIMODULAZIONE DELLE RETI DELLE EMERGENZE-URGENZE ED OSPEDALIERA

l’approvazione del piano da parte dei Ministeri competenti rappresenta un importante passo avanti, tuttavia appaiono fuori luogo e, per questo, li rimandiamo al mittente, i proclami politici. Si è consolidato un ritardo che ha prodotto degli effetti nefasti ai danni del SSR, degli operatori e, soprattutto, dei cittadini. Ci sono delle responsabilità precise e qualcuno dovrebbe scusarsi piuttosto che auto-incensarsi con degli spot sull’avvio della stagione dei concorsi in sanità. Si espletino selezioni a graduatorie regionali per sottrarre il ricambio generazionale in seno al SSR dalle interferenze della politica e dalle clientele. Si diano, inoltre, tempi certi per la ridefinizione degli atti aziendali e delle piante organiche, passaggi obbligati per lo sblocco dei concorsi. Si faccia, inoltre, un’operazione verità sui tetti di spesa sul personale cui è sottoposta la nostra Regione, ancora in Piano di consolidamento in tema di sanità.sanita sicilia

<<La recente approvazione del piano di rimodulazione delle reti delle emergenze-urgenze ed ospedaliera da parte dei Ministeri competenti, con un ritardo di quasi ben due anni, rappresenta un passo avanti, al di là delle criticità persistenti, che si auspica trovino dei correttivi immediati; tuttavia, i proclami della politica appaiono fuori luogo e, per questo, li rimandiamo al mittente.>> – afferma l’Associazione Italiana Medici (AIM) Sicilia – <<Il ritardo maturato ha prodotto degli effetti nefasti ai danni degli operatori sanitari e, soprattutto, dei cittadini siciliani.>>continua l’Associazione Italiana Medici (AIM) Sicilia – <<Ci sono delle responsabilità politiche precise e ci saremmo aspettati delle scuse piuttosto che assistere ad un auto-incensamento condito da spot preelettorali sull’avvio della stagione dei concorsi in sanità.>> Inoltre, l’AIM Sicilia ricorda che, prima di poter avviare la stagione dei concorsi in sanità, sarà necessario che tutte le aziende sanitarie ridefiniscano prima i rispettivi atti aziendali, da sottoporre al vaglio dell’Assessorato alla Salute, e, successivamente, le piante organiche. Verosimilmente, si arriverà a ridosso delle prossime elezioni regionali, aprendo il fianco alle speculazioni della politica, vigendo un sistema di selezione della dirigenza medica che si presta ad ampia discrezionalità. Certamente, i primi a giovarsi dello sblocco della impasse saranno i precari storici della sanità, vincitori di contratto a tempo indeterminato ed in atto operanti con contratti a tempo determinato. Questi potranno, di fatto, essere stabilizzati a costo zero. <<Ma siamo sicuri che le modifiche degli assetti aziendali introdotte dalla rimodulazione consentiranno la stabilizzazione di tutti i precari storici o che parte di questi non saranno conteggiati come personale in esubero, non riallocabile presso altre aziende perché in atto personale a tempo determinato?>> continua l’Associazione Italiana Medici (AIM) Sicilia – <<E siamo sicuri che, anche dopo l’esaurimento delle mobilità, i numeri dei posti da mettere a concorso non subiranno delle sensibili contrazioni rispetto a quelli annunciati?>>. Non a caso, i precedenti rilevi della Corte dei Conti rendevano ragione dei tetti di spesa per l’assunzione del personale sanitario imposti dalla fase di consolidamento del Piano di Rientro, cui risulta ancora sottoposta la Sicilia. Ne consegue che, in assenza di interventi urgenti finalizzati a colmare le attuali gravi lacune dell’assistenza primaria nel territorio, in modo da sgravare la rete ospedaliera e delle emergenze dal peso delle cronicità, la sostenibilità del piano di rimodulazione adottato dalla Regione e, con essa, di tutta la sanità siciliana, sarà a rischio. Occorrerebbe, quindi, senso di responsabilità e trasparenza, prima di lanciarsi in proclami. Pertanto, è lecito attendersi che le nuove assunzioni potranno essere effettuate in maniera dilazionata nel tempo, anche in funzione dell’entrata in quiescenza del personale in atto operante (si precisa che il rapporto tra personale in uscita ed in entrata non troverà corrispondenza puntuale, ma parziale, in ragione della fisiologica contrazione dell’offerta assistenziale ospedaliera); si farebbe un’eccezione, invece, per le assunzioni del personale da impiegare nel settore dell’emergenza-urgenza, rispetto al quale sarebbe possibile disporre delle deroghe per la tutela della salute dei cittadini. <<Per tutte queste ragioni, chiediamo sobrietà alla politica e pretendiamo chiarezza, a maggior ragione che si avvicina sempre più la scadenza delle elezioni per il rinnovo del Parlamento regionale.>> – incalza l’Associazione Italiana Medici (AIM) Sicilia –  <<Chiediamo, altresì, che, sulla scorta dell’esperienza già maturata in altre Regioni, si espletino selezioni a graduatorie regionali per sottrarre il ricambio generazionale in seno al SSR dalle interferenze della politica e dalle clientele. Questo si deve alle migliaia tra medici e professionisti sanitari (titolari di contratti a tempo determinato, di contratti atipici, o in rapporto libero-professionale), da anni confinati nel limbo del precariato, che hanno retto e continuano a reggere le sorti della sanità siciliana.>>Schermata-2016-02-14-alle-13.59

Comunicato stampa Giovani Ordinisti Siciliani su “Caso” Fondazione OMCeO Siciliani

I sottoscritti consiglieri e revisori degli OMCeO siciliani, firmatari di una lettera di pubblica dissociazione nei confronti dell’iniziativa della costituzione della Fondazione degli OMCeO siciliani, nei termini e con le modalità lamentate, tali da necessitare ancora di pubblici chiarimenti da parte dei promotori dell’iniziativa, esprimono soddisfazione per la recente deliberazione del consiglio direttivo dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta, assunta all’unanimità dei suoi componenti, con la quale è stata sospesa l’adesione dell’OMCeO nisseno alla predetta fondazione, congelando al contempo il conferimento alla stessa di qualsivoglia somma derivante dalle casse dell’ordine. Inoltre, gli scriventi sottolineano come sia stata parimenti recepita la loro proposta di convocazione di un’assemblea straordinaria degli iscritti, che si terrà in data 31/03/17, nel corso della quale verrà acquisito il parere degli iscritti circa la volontà di aderire o meno alla predetta fondazione, vincolandone l’eventuale adesione a delle preventive modifiche statutarie che rimuovano le criticità esistenti, ovvero restituendo il controllo della fondazione e del nome degli OMCeO siciliani agli iscritti agli ordini provinciali. <<Adesso ci attendiamo che anche gli altri otto OMCeO provinciali, nel mero interesse dei propri iscritti, adottino analoghe iniziative e che, nelle more del pronunciamento delle assemblee degli iscritti, i Presidenti degli OMCeO siciliani, detentori della governance della fondazione, si autosospendano da ogni incarico in essa ricoperto e che, in qualità di soci fondatori, si facciano garanti del congelamento di ogni attività della medesima fondazione, rendendo da subito pubblica ogni determinazione, ad oggi assunta dagli organi statutari, ivi includendo il conferimento di incarichi e consulenze, onerose e non, a soggetti terzi. Laddove le predette richieste non trovassero pronto accoglimento, gli scriventi, si riservano di valutare di intraprendere ogni azione necessaria a tutelare gli interessi degli iscritti agli OMCeO.>>

Gianluca Albanese

Consigliere Segretario OMCeO Catania

Salvatore Moscadini

Consigliere OMCeO Palermo

Marcello Maida

Consigliere Segretario OMCeO Caltanissetta

 

Filippo Narese

Consigliere OMCeO Caltanissetta

Calogero Geraci

Consigliere OMCeO Caltanissetta

Carla Signorelli

Consigliere OMCeO Caltanissetta

Salvatore D’Agati

Collegio dei Revisori OMCeO Catania

Tiziana Sanfilippo

Collegio dei Revisori OMCeO Caltanissetta

“Caso” Fondazione OMCeO siciliani – Associazioni ed Organizzazioni professionali chiedono agli OMCEO siciliani di ritirare l’adesione alla fondazione, seguendo l’esempio dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta.

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

Associazione Italiana Medici (AIM) – Sicilia, Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) – Sedi siciliani, CGIL FP Medici Dipendenti Sicilia – CGIL FP Medicina Generale, CISL Medici Sicilia, ANAAO Sicilia, CIMO Sicilia, AAROI Sicilia, FIALS Medici Palermo

 

“Caso” Fondazione OMCeO siciliani – Associazioni ed Organizzazioni professionali chiedono agli OMCEO siciliani di ritirare l’adesione alla fondazione, seguendo l’esempio dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta. I Presidenti rimettano la questione alle assemblee degli iscritti, si facciano garanti del congelamento immediato di ogni attività della Fondazione e rendano pubblici atti e deliberazioni adottati dalla fondazione, ivi incluse eventuali consulenze.

Le sottoscritte organizzazioni esprimono soddisfazione nell’apprendere della decisione del consiglio direttivo dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta di sospendere con effetto immediato l’adesione dell’OMCeO nisseno alla Fondazione degli OMCeO siciliani, ribattezzata dalla stampa “ente acchiappasoldi” (Repubblica Palermo, 24 gennaio 2017), disponendo al contempo il congelamento del conferimento alla stessa di qualsivoglia somma.

Inoltre, appare più che fondata la decisione dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta di sottoporre all’assemblea straordinaria degli iscritti la decisione di aderire o meno alla predetta fondazione, vincolando l’eventuale adesione a delle indispensabili modifiche statutarie che garantiscano meccanismi di rappresentanza e gestione democratica, il cui presupposto è ripristinare il controllo del nome degli OMCeO siciliani da parte degli iscritti agli ordini provinciali.

Per inciso, si ricorda come, nei giorni scorsi, alcuni giovani consiglieri e revisori degli OMCeO siciliani abbiano tenuto a dissociarsi pubblicamente dall’iniziativa relativa alla costituzione della Fondazione degli OMCeO siciliani (leggasi lettera su Quotidianosanità), lamentando come la gestione di tale fondazione, in ragione dei rimandi statutari, nei fatti sia appannaggio esclusivo degli attuali presidenti degli OMCeO siciliani, soci fondatori (figure indissolubilmente legate alle sorti della fondazione e non soggette a possibilità di dimissioni), non nella loro qualità pro tempore, bensì nominalmente e fisicamente intesi, almeno sin quando questi non saranno “venuti a mancare”. Inoltre, i giovani ordinisti “dissidenti” hanno evidenziato come il demandare alcune tra le competenze fondamentali degli ordini professionali, enti di diritto pubblico, ad una fondazione disciplinata da norme di diritto privato, avrebbe richiesto tempi e modi tali da favorire una informazione capillare ed una partecipazione la più ampia possibile ai processi decisionali da parte degli iscritti. Giovani che hanno, altresì, espresso un netto dissenso nei confronti di chi ha cercato, vanamente, di “giustificare” l’esistenza stessa della fondazione, presentandola all’opinione pubblica quale possibile antidoto contro “l’emigrazione di giovani medici” o quale strumento a servizio anche dei “giovani precari o disoccupati”.

In ultimo, le scriventi organizzazioni “denunciano” come sia possibile rinvenire sul web delle dichiarazioni, nonché la pubblicizzazione di iniziative, riferibili alla fondazione degli OMCeO siciliani, diffuse già in data antecedente alla costituzione della fondazione stessa.

<<Chiediamo che tutti i rimanenti OMCeO provinciali seguano l’esempio del consiglio direttivo dell’Ordine di Caltanissetta, annullando le delibere di adesione alla Fondazione degli OMCeO siciliani e rimettendo ogni decisione alle rispettive assemblee degli iscritti. Inoltre, chiediamo che i Presidenti degli OMCeO siciliani si autosospendano con effetto immediato da ogni incarico assunto in seno alla fondazione e che rimettano nella disponibilità degli iscritti OMCeO ogni, verbale, atto e deliberazione adottati dalla fondazione, ivi incluse eventuali consulenze, attraverso la pubblicazione delle documentazioni in questione sui rispettivi siti web degli OMCeO provinciali. Infine, chiediamo che i Presidenti degli OMCeO, in qualità di soci fondatori, si facciano garanti del congelamento immediato di ogni attività ed iniziativa intrapresa dalla medesima fondazione. Nel caso in cui le nostre richieste dovessero essere disattese, ci riserviamo di intraprendere ogni azione necessaria a tutelare gli interessi degli iscritti agli OMCeO siciliani.>>

Associazione Italiana Medici (AIM) – Sicilia

Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) – Sedi siciliani

CGIL FP Medici Dipendenti Sicilia – CGIL FP Medicina Generale

CISL Medici Sicilia

ANAAO Sicilia

CIMO Sicilia

AAROI Sicilia

FIALS Medici Palermo

Riflessioni sul “della costituzione caso” di una Fondazione degli OMCeO siciliani

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Cari colleghi,

il clamore destato dal recente “caso” della costituzione di una Fondazione degli OMCeO siciliani (12) può e deve rappresentare un’occasione per interrogarsi sul futuro degli Ordini professionali di riferimento per medici, odontoiatri e per tutte le professioni che reggono le sorti della sanità italiana.

Giova in premessa richiamare brevemente i fatti. I consigli direttivi degli OMCeO siciliani hanno avvertito l’esigenza di esternalizzare la gestione di alcune tra le principali prerogative degli Ordini professionali (la formazione e l’aggiornamento continuo, il perfezionamento tecnico-scientifico degli iscritti, l’organizzazione di manifestazioni ed attività culturali nel campo delle materie di competenza degli iscritti agli Ordini Professionali), nonché di evolverle (promuovere attività di studio e ricerca scientifica, sovvenzionare borse di studio e di ricerca scientifica, accedere a finanziamenti agevolati, promuovere la costituzione e sovraintendere alla gestione di circoli, club e strutture analoghe dirette a supportare e sostenere esigenze ed istanze, anche culturali, degli operatori della Sanità, acquisire enti senza scopo di lucro e società di capitali, favorire lo sviluppo di istituzioni, partecipazioni ed enti, ecc.), demandando nei fatti ad un soggetto terzo l’organizzazione e l’erogazione di servizi destinati agli iscritti OMCeO.

Le motivazioni addotte a sostegno di tale decisione sarebbero riferite tanto alla necessità per gli ordini provinciali di fare sistema su base regionale, superando gli attuali confini amministrativi provinciali, quanto alla possibilità di accedere, attraverso lo strumento della fondazione, ai fondi pubblici e, in particolare, ai finanziamenti europei destinati alla formazione dei professionisti ed al sostegno all’esercizio della libera professione (la Legge di Stabilità 2016, infatti, ha recepito i contenuti di alcune determinazioni assunte in sede di Unione Europea, che equiparano i liberi professionisti, in quanto esercenti attività economica, alle piccole e medie imprese ai fini dell’accesso ai finanziamenti del capitolo della Programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020). Sembra che si tratti di una partita in cui sono in ballo diversi milioni di euro. Tale fondazione, che avrebbe la pretesa di estendere il proprio raggio di azione anche alle altre professioni sanitarie, a dire di alcuni dei presidenti degli Omceo siciliani, potrebbe essere modello e fonte di ispirazione per gli altri Omceo italiani.

Al di là delle legittime opinioni a favore o contro tale iniziativa (torneremo dopo nel merito delle finalità statutarie della fondazione in questione), quello che ha destato clamore, non solo tra gli iscritti e gli “addetti ai lavori”, ma anche nell’opinione pubblica, al punto da essere oggetto delle attenzioni degli organi di stampa, sono le modalità con le quali si sarebbe addivenuti a tale decisione e si sarebbe concretizzata la costituzione della fondazione in parola, definita “ente acchiappasoldi”, la cui governance è stata affidata, come si può constatare da una lettura attenta dei rimandi statutari, agli attuali presidenti degli OMCeO siciliani, non nella loro qualità pro tempore, bensì nominalmente e fisicamente intesi, almeno sin quando questi non saranno “venuti a mancare.

In altre parole, anche laddove questi dovessero perdere lo status attuale di presidente OMCeO o (per assurdo) di semplice iscritto ad un ordine siciliano, essi continuerebbero a “controllare”, in qualità di soggetti fondatori, una fondazione che si fregia del nome degli OMCeO siciliani e che si pone quale rappresentativa degli interessi degli iscritti a tali ordini. Infatti, la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione della fondazione, costituita dal presidente della fondazione e da 4 componenti di sua nomina (il mandato di tali figure ha durata quinquennale ed è rinnovabile senza la previsione di limite alcuno), sarà individuabile all’interno della rosa dei fondatori, e, solo in caso di sopraggiunta indisponibilità di questi ultimi, i presidenti pro tempore degli OMCeO (in atto presenti nella loro qualità soltanto in numero minoritario pari a tre) potranno prendere le redini della fondazione, “restituendo” così il controllo della fondazione agli iscritti OMCeO, per il tramite dei loro presidenti eletti.

Altro elemento che ha destato perplessità negli iscritti è il fatto che gli OMCeO siciliani abbiano stabilito di conferire, annualmente, delle somme alla fondazione in questione, demandando la decisione sull’entità del conferimento all’assemblea dei soci della fondazione medesima, limitandosi ad sancire il principio di una corresponsione proporzionale al numero di iscritti (prerogativa quest’ultima parimenti sottratta al controllo degli iscritti).

Tale costrutto statutario sembrerebbe essere stato condiviso, in ogni sua parte e senza opposizione o eccezione alcuna, dai rispettivi consigli direttivi degli OMCeO siciliani, in ciò “compulsati” dai presidenti – almeno così si dedurrebbe dalla ricostruzione dei fatti e dalla lettura degli atti a corredo dell’atto costitutivo della fondazione – nell’ipotesi che il rispettivo OMCeO potesse rimanere fuori dalla costituzione di tale soggetto, cui si apprestavano ad aderire tutti i rimanenti OMCeO siciliani. Tutto ciò sarebbe avvenuto ad opera di consiglieri a favore dell’adesione a tale fondazione al punto da fidarsi ciecamente dell’operato dei propri presidenti, con altri distratti poiché assenti ed altri ancora presenti che, invece, affermerebbero di non ricordare di avere avuto la possibilità di prendere visione ed esprimersi nel merito del contenuto dello statuto della fondazione. A mero titolo esemplificativo, si riporta il caso di un OMCeO provinciale: dalla lettura degli atti, sebbene nel verbale del consiglio direttivo non si faccia riferimento alla presa visione di uno statuto della fondazione né ai contenuti dello stesso, nella delibera esecutiva a firma del presidente e del segretario, prodotta in sede di costituzione della fondazione, si trova invece un espresso riferimento all’approvazione da parte del consiglio medesimo dello Statuto contenente il costrutto prima rappresentato, che viene allegato alla medesima deliberazione di cui ne diviene parte integrante.

Al di là di tali ricostruzioni, quello che è evidente è il fatto che pochissimi soggetti sono stati chiamati ad assumere una decisione con implicazioni rilevanti sul piano politico ed economico per gli OMCeO, senza che gli iscritti siano stati preliminarmente interpellati in sede di assemblea generale. Ne discende che, tanto della volontà di costituire una fondazione, quanto dei passaggi prima richiamati, gli iscritti all’OMCeO non avrebbero avuto possibilità di esserne resi edotti, se non fosse stato per l’iniziativa assunta da un gruppo di iscritti all’OMCeO provinciale di Palermo, la cui attenzione era stata richiamata da una specifica voce di spesa dedicata ad una Fondazione degli OMCeO siciliani, pari a 159mila euro (verosimilmente da conferire alla fondazione), inserita nel Bilancio di previsione sottoposto all’approvazione dell’assemblea annuale degli iscritti. In altri termini, gli iscritti sarebbero stati chiamati a legittimare tale iniziativa in maniera “indiretta”, attraverso l’approvazione di un bilancio riportante un capitolo di spesa riconducibile alla fondazione. Sembrerebbe, quindi, che qualche “problema di comunicazione” all’interno del consiglio direttivo dell’OMCeO provinciale di Palermo ci potrebbe essere stato, salvo dedurre che tutti i consiglieri presenti fossero consci di assumersi e condividere la responsabilità di tale iniziativa. E sembrerebbe che similari criticità abbiano interessato anche gli altri OMCeO provinciali.

In verità, da successive ricostruzioni, sembra che sia stata data pubblica notizia della Fondazione degli OMCeO siciliani, per la prima volta, in occasione di una pubblica manifestazione politica a favore del referendum costituzionale, organizzata dagli stessi OMCeO e tenutasi a Catania (fortunati gli iscritti all’OMCeO provinciale di Catania) in data 15 novembre 2016 in presenza di autorevoli esponenti della politica nazionale e regionale, oltre che dei Presidenti degli OMCeO siciliani. Inoltre, da una ulteriore ricerca sul web è stato possibile risalire retrospettivamente sia a delle dichiarazioni pubbliche (rese anche con riferimento ai tragici eventi connessi ai terremoti che hanno investito il centro Italia2), che a delle iniziative formative riferibili anche alla Fondazione degli OMCeO siciliani, già prima della formale costituzione della stessa, intervenuta soltanto il 22 novembre 2016 (data acquisita a seguito della consultazione degli atti disponibili presso l’apposito pubblico registro notarile).

Ma su questi ed altri aspetti riconducibili all’esistenza di una Fondazione degli OMCeO siciliani, gli iscritti all’OMCeO provinciale di Palermo (e con essi tutti gli iscritti degli OMCeO siciliani) sono in attesa di ricevere risposte formali a delle legittime domande, poste al Presidente ed al Consiglio Direttivo in occasione dell’assemblea generale, tenutasi in data 16 gennaio 2017, e rimaste, ad oggi, del tutto inevase. A queste andrebbero aggiunte delle ulteriori domande circa le determinazioni assunte, ad oggi, dalla fondazione (incarichi statutari attribuiti, eventuali assunzioni di personale, ecc.), se non fosse per il fatto che una fondazione è un ente di diritto privato e, come tale, non è tenuta agli adempimenti sulla trasparenza degli atti amministrativi nei confronti degli iscritti agli OMCeO.

Al di là della rappresentazione degli eventi prima richiamati, rispetto ai quali ciascun lettore potrà liberamente farsi una propria opinione, quello che colpisce del “caso” della costituzione di una Fondazione degli OMCeO siciliani è la parvenza di una contiguità di interessi, ancorché legittimi, tra Ordini Professionali e politica, tali da incorrere nel rischio di non mettere più al centro della loro azione le istanze della Professione medica ed odontoiatrica, bensì caratterizzati da una subalternità dell’istituto ordinistico al mondo della politica, similarmente a dinamiche riscontrabili, più in generale, nella gestione della sanità pubblica erogata dalle aziende sanitarie e che sono fonte di sprechi di preziose ed ingenti risorse pubbliche. Sia chiaro che non è qui in discussione la possibilità che le Professioni si confrontino con la politica, che anzi quest’ultima andrebbe orientata e dovrebbe essere il terminale delle istanze e proposte delle professioni, facendo salva, tuttavia, la terzietà dell’istituzione ordinistica. Tuttavia, si ritiene che le istituzioni ordinistiche, che per definizione sono la casa di tutti i medici e gli odontoiatri, dovrebbero stare al di sopra delle parti in tema di politica, creando semmai occasioni di confronto tra i diversi punti di vista, limitatamente alle politiche di interesse per la sanità e salute, al fine di favorire in ciascun iscritto la maturazione, ovvero la strutturazione, di un proprio convincimento. Non si ritiene che sia stato opportuno, pertanto, schierare pubblicamente gli OMCeO a favore di campagna referendaria, meno che mai di una parte politica, laddove è stato commesso il grave errore di polarizzarla sulla base delle appartenenze. Per la medesima ragione, ad esempio, non è stato opportuno, in passato, che i presidenti delle Federazioni ordinistiche si siano candidati alle elezioni politiche, mantenendo tale ruolo ordinistico sia prima dell’elezioni che, a maggior ragione, dopo l’avvenuta elezione.

 

Tornando al caso siciliano che, al di là delle peculiarità proprie, si ritiene possa fungere da modello negativo e da monito per la restante parte degli OMCeO italiani, la contiguità tra gli OMCeO e la politica territoriale può essere desumibile anche da altri elementi di contesto. Assai poco incisiva e critica, ad esempio, è stata la voce degli OMCeO siciliani nel merito delle gravi responsabilità politiche incarnate da chi ha assunto, negli ultimi due anni, la responsabilità del governo della sanità siciliana, prossima al collasso, come dimostrano i recenti fatti di cronaca. Nessuna critica è stata mossa dagli OMCeO siciliani all’Assessore regionale, che si è reso politicamente responsabile di uno stato inerziale, senza precedenti, in tema di rimodulazione delle reti assistenziali della Regione, al punto da non essere riuscito a finalizzare tale obiettivo da circa due anni a questa parte, né, conseguentemente, a sbloccare, nonostante annunci ormai e reiterati, la stabilizzazione del personale sanitario precario, già vincitore di concorsi a tempo indeterminato, nonché l’avvio dei concorsi per favorire il ricambio generazionale all’interno delle aziende sanitarie siciliane. Certamente, qualche rado e generico appello è stato rivolto alla politica in tema di precariato in sanità, ma non si ricorda una seria presa di posizione critica nei confronti di chi si è reso politicamente responsabile dello stato di impasse in cui versa la sanità regionale. D’altra parte, l’Assessore alla Salute della Regione Sicilia ha affermato pubblicamente di aver reso partecipi (tra i numerosi interlocutori) anche i presidenti degli OMCeO nella concertazione della nuova proposta di rete ospedaliera e delle emergenze-urgenze, rendendoli quindi “complici” degli insuccessi. Appena accennate, inoltre, sono state le prese di posizioni degli OMCeO siciliani a fronte dei mancati interventi di riorganizzazione delle cure primarie, vero punto cruciale della sanità siciliana. Di contro, pubbliche lodi sono state riservate nei confronti dell’Assessore regionale alla salute laddove l’assessorato, dopo anni, ha abdicato incomprensibilmente al proprio mandato di organizzare e gestire i corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, assegnando, attraverso la stipula di una convenzione, competenze ed annessi finanziamenti agli OMCeO siciliani, con capofila Palermo. Tutto ciò, nonostante la Regione disponga di un Centro di Formazione Regionale permanente per l’aggiornamento del personale sanitario che avrebbe potuto vicariare tali funzioni. Da qui la sensazione di una perdita dell’esercizio di una capacità di critica e di proposizione da parte degli OMCeO siciliani su tematiche di strategico interesse per i medici e per la sanità pubblica.

Rimanendo in un ambito di discussione più generale, un altro punto di caduta degli eventi prima richiamati, ad avviso dello scrivente, investe il piano del governo della Professione e dei processi decisionali ed organizzativi interni agli Ordini professionali.

Come è noto, le leggi istitutive degli Ordini e dei Collegi delle professioni riconducibili all’ambito della sanità e salute sono datate (in quanto il loro impianto di base è riferibile alla prima metà dello scorso secolo) e necessitano di una profonda revisione, non solo al fine di estendere il diritto di rappresentanza alle nuove professioni, ma anche al fine di disciplinarne e favorirne i rapporti nell’ottica della fisiologica condivisione e compartecipazione di momenti fondamentali dell’assistenza dei cittadini e dei pazienti, che devono rappresentare il fulcro dell’ispirazione della azione di ogni esercente le prestazioni sanitarie. Oltre ai meccanismi democratici ed agli assetti della rappresentanza codificata all’interno degli Ordini, insistono poi delle criticità sul piano della credibilità dell’istituzione ordinistica agli occhi degli iscritti, sempre più vista come una fonte di spesa, cui versare dei contributi obbligatoriamente, senza ricevere pari assistenza e servizi. Si pensi, su tutto, al tema della formazione continua che, a differenza di altri modelli che hanno come obiettivo la validazione e rivadalizione delle competenze professionali, si fondano invece sulla frequenza di attività seminariali e convegnistiche, spesso onerose, alla fine delle quali cimentarsi nel rispondere a delle domande a risposta multipla, talora anche in modalità di compilazione “collettiva”. Si ritiene, pertanto, indispensabile superare gli attuali modelli che, più che giovare alla formazione continua ed all’aggiornamento delle competenze dei professionisti, appaiono alimentare dei circuiti funzionali a finalità differenti rispetto alle reali esigenze dei professionisti.

Un approfondimento a parte, poi, meriterebbe il tema della formazione dei futuri medici di medicina generale, laddove l’Italia rimane l’unico Paese in Europa a non aver evoluto i corsi regionali in scuole di specializzazione. Non a caso, in occasione del varo dell’ultima legge di stabilità, si è venuta a creare una forte convergenza tra legislatori, regioni, università, sindacati del territorio e portatori di interesse, che si è tradotta in un emendamento a favore dell’istituzione di un percorso di formazione specialistica in Medicina Generale e Cure Primarie, con una forte integrazione tra SSN ed Università. Tale iniziativa, come è noto, si è arenata di fronte alla crisi di governo post referendum costituzionale, ma è emblematico come sia stata avversata dalla Federazione Nazionale degli OMCeO, con capofila, guarda caso, gli OMCeO siciliani, gli stessi che, nel frattempo, avevano ottenuto dalla politica l’affidamento dei corsi regionali di formazione specifica di medicina generale.

Occorre avviare, altresì, una seria riflessione su ruolo, funzione e governance degli OMCeO. In tal senso, il “caso” Fondazione OMCeO siciliani ha fatto emergere tutte le contraddizioni dell’attuale sistema di rappresentanza ordinistica, articolato su confini amministrativi provinciali, ormai troppo stretti, e limitato nelle possibilità di azione, al punto da indurre i presidenti OMCeO siciliani a sostenere l’opportunità di affidarsi ad un ente terzo, rappresentativo di un bacino regionale. Inoltre, il combinato disposto dell’assenza di limitazione alcuna sia nella durata mandato ordinistico, tanto per i presidenti che per gli altri ruoli, sia nel cumulo di cariche politiche, sindacali o di altra natura, oltre che della deregulation che caratterizza il governo degli OMCeO, nonché della scarsa partecipazione degli iscritti alla gestione degli OMCeO, offre a considerare una non adeguata capacità degli stessi a farsi interpreti delle istanze degli iscritti, limitandone la rappresentatività presso le altre istituzioni di riferimento per i professionisti.

E la recente riforma della governance e della rappresentanza in seno all’ENPAM, ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri, viziata dall’adozione di un sistema elettorale maggioritario spinto, che mortifica il diritto alla rappresentanza delle minoranze, è frutto di una visione della professione medica ed odontoiatrica appannaggio di una oligarchia professionale che ha trasformato la rappresentanza delle professioni in un circuito chiuso, che si autoalimenta e che appare, sempre più, autoreferenziale e decontestualizzato.

In conclusione di queste riflessioni, ci sia consentito rivolgere un appello distinto su due livelli.

 

Ai presidenti ed ai membri dei consigli direttivi degli OMCeO siciliani, il cui operato ha destato e continua a destare notevoli perplessità che attengono tanto il piano della politica professionale, quanto quello procedurale e della compartecipazione democratica degli iscritti, rivolgiamo un appello affinchè tornino indietro sui propri passi e rimettano in discussione l’attuale progetto di Fondazione degli OMCeO siciliani, riscrivendo, laddove tale esigenza fosse realmente condivisa dagli iscritti agli OMCeO, che vanno prima interpellati, uno statuto che consenta il controllo, da parte degli iscritti medesimi, dell’utilizzo del nome degli OMCeO.

Tuttavia, chi scrive nutre seri dubbi circa le motivazioni addotte a supporto della costituzione di una fondazione di diritto privato. Infatti, gli OMCeO, come è noto, sono organi ausiliari dello Stato ed Enti di Diritto Pubblico non economici, dotati di una propria autonomia gestionale e decisionale. Sebbene, da una parte, una sentenza della Corte di Cassazione abbia chiarito che gli OMCeO, gestendo risorse private derivanti dalla corresponsione di una quota di iscrizione da parte dei propri iscritti, siano posti sotto la vigilanza del Ministero della Sanità e coordinati nelle loro attività istituzionali dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, dall’altra, ciò non esclude che gli OMCeO possano ricevere finanziamenti pubblici di qualsivoglia natura, venendo in tal caso sottoposti al controllo della Corte dei Conti. Certamente, il ricorso al supporto di una fondazione, come nel caso siciliano, che è un ente di diritto privato e che, come tale, sfugge alle vigenti normative sulla trasparenza degli atti nei confronti degli iscritti agli OMCeO, e che tale entità potrebbe non essere sottoposta al controllo della Giustizia contabile relativamente ai fondi conferiti dai medesimi OMCeO che ne costituiscono il patrimonio base, e potrebbe privare altresì gli iscritti agli OMCeO di ogni potere di controllo su una “entità” che utilizza il nome (e le risorse) degli OMCeO. Tale situazione appare ancora più inopportuna, laddove sembra che uno degli obiettivi che si sarebbero prefissati i fondatori sia quello di drenare gli ingenti finanziamenti europei.

A tutti i medici ed odontoiatri italiani, invece, va un invito ad una riflessione corale e di più ampio respiro. Da ormai troppo tempo è all’attenzione del legislatore una ipotesi di riforma degli ordini professionali, che cerca di risolvere alcune delle criticità prima richiamate. Tuttavia, ci apprestiamo ad affrontare la seconda stagione di rinnovo della rappresentanza ordinistica senza che tale disegno di legge trovi una finalizzazione, mancando quindi la politica di farsi interprete delle nuove sfide cui sono chiamate le istituzioni di riferimento per le professioni dell’ambito sanitario. E, probabilmente, il fatto che in Parlamento, in assenza di incompatibilità, siedano dei rappresentanti di diretta espressione dell’attuale sistema ordinistico non aiuta ad ampliare gli orizzonti ed a superare gli schemi e gli assetti attuali.

Orbene, in una visione globale della sanità e delle professioni, che apre alla possibilità ai singoli di contribuire al dibattito sulla scorta dei modelli partecipativi, superando la logica delle parti, della intermediazione e della delega ad oligarchie professionali autoreferenziali, è dunque giunto il momento di fare sistema per farsi parte in causa senza più demandare a terzi la responsabilità della rappresentanza, in modo da avviare una stagione di riforme che sappiano recepire e tradurre in pratica quanto necessario al rilancio delle professioni che reggono le sorti del sistema salute italiano.

#SAVEAHMAD: AIM E SIGM CHIEDONO LA LIBERAZIONE DEL COLLEGA INGIUSTAMENTE ARRESTATO E CONDANNATO A MORTE IN IRAN


l’Associazione Italiana Medici AIM e il Segretariato Italiano Giovani Medici SIGM si associano all’appello del Centro di ricerca in medicina di emergenza e delle catastrofi (Crimedim) dell’Università di Novara che mira arichiamare l’attenzione delle autorità politiche e dell’opinione pubblica a favore del medico e ricercatore, #AhmadrezaDjalali, incarcerato in Iran da mesi e sul quale pende una sentenza di pena capitale.

Ahmadreza, quarantacinquenne, marito e padre di due bambini, ha lavorato e studiato in Italia, per quattro anni (dal 2012 al 2015), presso il #CRIMEDIM in qualità di ricercatore,e, dopo essersi trasferito in Svezia, da quasi un anno è imprigionato in Iran, Paese natale dove si era recato per motivi personali, con l’accusa di spionaggio contro il governo.

A nulla sono valsi gli accorati appelli dei familiari ed il lunghissimo sciopero della fame cui si è sottoposto volontariamente, che gli ha fatto perdere più di 20 kg, ed ora Ahmadreza attende l’esecuzione della sua condanna a morte.
Il collega, la cui unica colpa è stata quella aver lavorato insieme a ricercatori di ‘Paesi nemici’ per migliorare la capacità operativa di ospedali in paesi affetti da povertà estrema e colpiti da disastri, è stato obbligato a firmare una confessione con la quale si dichiarava colpevole di attività di spionaggio.

SIGM ed AIM chiedono a tutti i medici italiani di contribuire all’iniziativa di far circolare la notizia sul web, utilizzando gli hashtag #AhmadrezaFree e #SaveAhmad, nonchè di sottoscrivere la petizione su change.org predisposta dalla moglie del collega Ahmad.

Link alla petizione:    http://bit.ly/ahmad-change-it

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